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venerdì 31 ottobre 2014

Successione alla Farnesina, Napolitano boccia i nomi proposti da Renzi

Sul successore di Federica Mogherini (dimessasi perché nominata commissario agli Esteri europeo) alla Farnesina è stallo tra governo e Quirinale. Il premier Matteo Renzi è salito al Colle per un confronto con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per cercare di colmare la distanza di vedute sulle caratteristiche del nuovo ministro. Ma Napolitano avrebbe bocciato i nomi dei papabili.

 Renzi avrebbe avanzato una rosa di nomi femminili: Lia Quartapelle, deputata 32enne alla prima legislatura con un'esperienza di ricercatrice all'Ispi; la vicepresidente della Camera Marina Sereni; l'ambasciatrice Elisabetta Belloni e Marta Dassù, attualmente nel Cda di Finmeccanica. Per il premier sarebbe determinante mantenere un numero uguale di uomini e donne nel suo governo, motivo per cui avrebbe scartato possibili candidati maschili, tra i quali, in pole, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli. Anche se una delle opzioni valutate sarebbe stata quella di affiancare a Pistelli la Quartapelle come sottosegretario alla cooperazione.

Secondo il capo dello Stato, però, il criterio della parità di genere non può essere il solo faro che dovrebbe guidare nella scelta del prossimo capo della diplomazia italiana. Napolitano avrebbe dunque invitato Renzi ad aprire una riflessione cambiando metodo: prima vanno valutati i tanti dossier di politica estera, dalla Libia all'Ucraina, che aspettano al varco il prossimo ministro. E dopo, in base alle priorità internazionali, si possono valutare i curricula e le capacità migliori per scegliere il titolare della Farnesina. Che nei desiderata del presidente della Repubblica dovrebbe avere un alto profilo riconosciuto all'estero e capace anche politicamente di affrontare i tanti e delicati fronti internazionali che vedono impegnata l'Italia.


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martedì 6 agosto 2013

BERLUSCONI, NAPOLITANO: "STOP INTRUSIONI". GHEDINI: "SI RIFLETTA SU VALUTAZIONI SENTENZA

Dopo le numerose polemiche sono arrivati i primi interventi che sollecitano alla riflessione. Giorgio Napolitano «si augura che non si eserciti su di lui, attraverso interpretazioni infondate e commenti intempestivi, una intrusione in una fase di esame e riflessione che richiede il massimo di ponderazione e serenità». Lo si apprende da ambienti del Quirinale che smentiscono quanto riportato oggi dal Corriere della Sera.
LE PAROLE DI GHEDINI «Il fatto in sè è ovviamente gravissimo e senza precedentì». «Gli organi competenti dovranno urgentemente verificare l'accaduto che non potrà non avere dei concreti riflessi sulla valutazione della sentenza emessa». Lo dichiara l'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, in merito all'intervista del giudice Antonio Esposito.
«Solo nei processi nei confronti del presidente Berlusconi possono verificarsi fatti simili», afferma Ghedini in una nota. «Prima del deposito della motivazione nel processo cosiddetto 'Diritti ' - spiega il legale dell'ex premier - il presidente del collegio della sezione feriale della Corte di Cassazione dott. Esposito avrebbe anticipato le motivazioni della sentenza ad un giornalista del Mattino di Napoli che lo ha riportato con grandissimo risalto. Il fatto in sè è ovviamente gravissimo e senza precedenti». «Fra l'altro il dott. Esposito avrebbe affermato che il presidente Berlusconi sarebbe stato avvertito delle asserite illecite fatturazioni da 'Tizio, Caio e Sempronio ' e per ciò meritava la condanna - prosegue Ghedini -. La tesi in punto di diritto è del tutto errata, ma come qualsiasi controllo degli atti può dimostrare, così non è. Mai nessun testimone ha dichiarato che Silvio Berlusconi conoscesse o si occupasse dell'acquisto dei diritti cinematografici nè in particolare che si occupasse degli ammortamenti o delle dichiarazioni fiscali». «Dunque - prosegue Ghedini - il presidente Berlusconi doveva essere assolto. Ma sempre il dott. Esposito quest'oggi ha smentito l'intervista affermando di aver parlato in generale. La tesi già di per sè sarebbe assai peculiare poichè è facile cogliere l'inopportunità di tale intervento senonchè il direttore del giornale in questione ha dichiarato che l'intervista al dott. Esposito è stata trascritta letteralmente e vi è la registrazione. Se così fosse tale accadimento è, come è facile comprendere, ancor più grave e dimostrerebbe un atteggiamento a dir poco straordinario. È evidente che gli organi competenti dovranno urgentemente verificare l'accaduto che non potrà non avere dei concreti riflessi sulla valutazione della sentenza emessa».

LA CASSAZIONE L'intervista rilasciata dal presidente della sezione feriale della Cassazione, Antonio Esposito «non inficia, nè cambia la decisione sul processo Mediaset». Lo affermano fonti della Suprema Corte che rilevano come il verdetto «è già stato emesso e sancito con la pubblica lettura del dispositivo in aula al termine dell'udienza».
Le stesse fonti della Cassazione sottolineano che la decisione sul processo Mediaset è stata emessa «da un intero collegio, e non da un singolo, ed è stata pronunciata sulla base di principi di legalità». Inoltre si rileva come nei processi penali in Cassazione, diversamente da quanto accade nel civile, «la decisione viene resa nota subito e non solo nel momento in cui vengono depositate le motivazioni». Dunque «in nessun modo l'intervista in questione può essere considerata come una anticipazione delle motivazioni».