Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

venerdì 27 maggio 2016

Altro che referendum, il futuro di Renzi si decide già con le amministrative

Nella conferenza stampa conclusiva del G7 di Ise-Shima, in Giappone, il premier Matteo Renzi sottolinea come "ci vuole l'orgoglio di essere italiani". Per Renzi l'orgoglio si concretizza "in un mix di valori umani che rappresentiamo continuando a impegnarci nel Mediterraneo". Spazio anche alla politica italiana. "L'Italicum non si discute, elimina il rischio degli inciuci permanenti".



Per il presidente del consiglio la nuova legge elettorale "dà la certezza a chi arriva prima di governare. E' una legge molto semplice che dice che chi vince le elezioni può governare, è fondamentale nel rapporto tra politici e persone".
Riferimento poi al prossimo G7 che si terrà in Italia, a Taormina. "Nel nostro G7 terremo insieme sogno e concretezza - spiega -. Farlo in Sicilia non è un caso. La Sicilia della Magna Grecia, della bellezza, della filosofia, del barocco ma anche del volontariato e del farsi carico degli altri".
Inevitabile una parentesi sul referendum. "Abbiamo offerto ai cittadini la possibilità di essere arbitri del proprio futuro, loro decideranno. Sono convinto che lo faranno come dicono loro non come viene suggerito da un capo di un partito o l'altro. Nessuno che sostiene la forza della politica può votare contro - ha continuato -: è la più grande riforma di riduzione del costo della politica. Se vince il no ci teniamo le regioni come sono, se vince il sì c'è una riduzione dei politici e del costo dei consiglieri regionali. E' una sfida grossa". Infine un messaggio a chi spinge per il "no" sostenendo la pericolosità del combinato tra riforma costituzionale e legge elettorale: "Non può esserci nessun collegamento tra legge elettorale e referendum costituzionale. Ma chi vuole votare no ha tutto diritto di farlo...".

venerdì 22 aprile 2016

Draghi, schiaffo alla Merkel: "La Bce deve difendere l'Eurozona, non solo la Germania"

La Germania non ha mai visto di buon occhio l'azione di Mario Draghi alla guida della Bce. Più volte, l'inflessibile ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble ha manifestato la sua insofferenza per le scelte di politica monetaria di Francoforte.  Ieri il numero uno della Bce ha deciso di alzare la voce: «Abbiamo un mandato per perseguire la stabilità dei prezzi in tutta l'Eurozona, e non solo in Germania, e questo mandato è stabilito dalla legge europea, noi obbediamo alle leggi e non ai politici».

 Schaeuble aveva preso di mira soprattutto i tassi sotto zero dando voce, a suo parere, alle paure diffuse fra i risparmiatori tedeschi. Ma il fronte anti-Draghi in Germania è folto. Hans-Peter Friedrich, vice-segretario della Csu, partito alleato della Merkel, ha invocato un prossimo presidente della Bce tedesco.  Ma Draghi, che per molto tempo ha preferito non alimentare la polemica, ieri ha avvertito: «Le critiche di un certo tipo potrebbero sembrare in grado di minacciare l'indipendenza della Bce».Uno scontro in piena regola che ha reso necessario l'intervento di mediazione della stessa Angela Merkel: «È legittimo che in Germania si parli dell'impatto dei tassi bassi, anche se questo non deve essere confuso con l'intervenire nella politica indipendente della Bce, che io sostengo pienamente». Draghi del resto non ha intenzione di cedere alle pressioni tedesche. La Bce, ha sottolineato, «è pronta ad agire usando tutti gli strumenti concessi dal suo mandato». I tassi, dunque, resteranno a lungo ai livelli attuali: - 0% il principale e -0,40% quello sui depositi.

venerdì 19 febbraio 2016

Migranti, l'Ue si affida alla Turchia Austria e Ungheria si chiudono, ira Berlino

Immigrazione e Brexit al centro del vertice Ue di Bruxelles. Pessimismo sulla questione di Londra, mentre per la crisi dei migranti l'Ue decide di affidarsi alla Turchia "per contenere i flussi", si legge nelle conclusioni. Scontro Renzi-Ungheria. Il premier: "Solidarietà o basta fondi". Intanto Budapest decide di chiudere 3 valichi con la Croazia. L'Austria annuncia restrizioni sugli ingressi. Berlino regisce: "No misure a discapito della Germania".

A marzo, come hanno svelato Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, e Angela Merkel, si terrà un nuovo vertice straordinario Ue-Turchia con la partecipazione di tutti i Ventotto e del premier turco, Ahmet Davutoglu. Respingimenti, passa la linea dura - Dalle conclusioni del vertice emerge come sia passata la linea dura dei "respingimenti alle frontiere esterne dei cittadini di Paesi terzi che non soddisfano le condizioni d'ingresso o che non hanno presentato domanda d'asilo sebbene ne abbiano avuto la possibilità". Il passaggio, nonostante le critiche di Berlino, che vi intravede un nulla osta all'Europa dei muri, è stato recepito nel documento finale. L'Ungheria chiude tre valichi con la Croazia - Per far fronte alla crisi migratoria l'Ungheria ha annunciato che da domenica chiuderà per trenta giorni i suoi tre passaggi di frontiera ferroviari con la Croazia. Nella disposizione firmata dal ministro dell'Interno Sandor Pinter, l'iniziativa è motivata con "l'interesse della sicurezza pubblica". I passaggi di frontiera interessati sono quelli di Murakeresztur-Kotoriba, Gyekenyes-Koprivnica e Magyarboly-Beli Manastir. L'Austria inaugura la stretta sugli ingressi - Via libera da Vienna alla stretta sugli ingressi dei migranti, oggetto di un duro scontro tra Austria-Ue al Consiglio europeo. Bruxelles ha infatti definito "illegali" le misure sui tetti giornalieri sull'accoglienza e sul transito dei richiedenti asilo. Il cancelliere austriaco Werner Faymann, malgrado le critiche, ha assicurato che il suo Paese sarebbe andato avanti nell'applicazione delle misure annunciate. Berlino minaccia "reazioni" alle misure nazionali - Immediata la reazione di Berlino: il ministro dell'Interno Thomas de Maizière ha ammonito i Paesi europei dall'adottare nell'emergenza profughi misure a scapito della Germania, minacciando "reazioni". "Nel caso in cui alcuni Paesi dovessero tentare di trasferire i problemi comuni unilateralmente e sulle spalle dei tedeschi lo troveremmo inaccettabile e sarebbe incassato da parte nostra alla lunga non senza conseguenze", ha dichiarato.
Renzi ai Paesi dell'Est: "Solidarietà o basta fondi" - "Cari amici - avrebbe detto Renzi nel corso della cena - basta con le prese in giro. Da un anno vi diciamo che questo problema riguarda tutti. Mettiamola così: la solidarietà non può essere solo nel prendere". E avrebbe lanciato una minaccia: "Inizia adesso la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere. Oppure smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo". Una sferzata sulla quale avrebbe raccolto il consenso di Francia e Germania. Ungheria: "Ricatto politico dall'Italia" - Dura la risposta ungherese a Renzi: la minaccia dell'Italia di tagliare i fondi Ue agli Stati membri dell'est è un "ricatto politico". A dirlo è stato il portavoce del governo dell'Ungheria, Zoltan Kovacs. Il quale ha ribadito la posizione che Budapest ha da tempo, cioè che a suo parere in Europa non c'è spazio per le quote di ricollocamenti per costringere gli Stati membri a farsi carico di un certo numero di rifugiati.

Juncker: "Immigrazione sia problema europeo e non nazionale" - "Abbiamo detto unanimamente - ha spiegato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker - che un approccio europeo alla crisi migratoria è necessario e che un approccio nazionale non è raccomandato. Ora ho speranza, dopo aver visto che tutti i Paesi membri hanno adottato questo approccio, che faremo progressi sulle decisioni già prese mesi fa. Tutti gli Stati membri hanno riconfermato il proprio impegno sui ricollocamenti".
Brexit, "passi indietro" - Tutt'altro che chiuso il capitolo Brexit, ossia l'ipotesi di un'uscita del Regno Unito dall'Ue. Il negoziato con il primo ministro David Cameron è "più difficile del previsto", e "tutti i punti del testo del possibile accordo restano ancora aperti". E' quanto fanno sapere fonti europee.

giovedì 31 dicembre 2015

Renzi ci crede: "Nel 2016 faremo di più, la fiducia è la strategia"

Dopo la conferenza stampa-fiume di ieri, Matteo Renzi è partito con la famiglia da Firenze per passare il capodanno a Courmayeur. Non prima, però, di aver lanciato su Facebook l'ultimo messaggio di incitamento: 

 «Il 2015 si chiude con l'Italia che torna dopo anni al segno più. Il nostro obiettivo di seminare fiducia non è un generico ottimismo ma una precisa strategia», chiarisce rivolto a chi critica lo slancio con cui il premier descrive la ripresa del Paese. E, pur ammettendo che nel 2015 «abbiamo fatto molto, compreso qualche errore di troppo», garantisce che nel 2016 «faremo ancora di più». Dopo le polemiche dello scorso anno, quando si presentò con il volo di Stato nella località turistica in Valle D'Aosta, stavolta Renzi ha raggiunto le piste con la sua monovolume accompagnato da moglie e figli. Quattro giorni di sci e relax prima di presenziare lunedì, insieme a Sergio Marchionne, alla quotazione di Ferrari in Borsa, a Milano. Una presenza, quella di lunedì a Milano, a conferma del sodalizio con il numero 1 di Fiat Chrysler e, secondo il premier, un modo per spingere sull'immagine dell'Italia nel mondo.
«Sembrano numerosi - scrive su Fb rivolto ai "gufi" - quelli che protestano, che urlano che va tutto male, quelli che noi chiamiamo gufi perchè pur di andare contro il Governo sperano che l'Italia fallisca». Ma, incalza, «io sono certo che gli italiani sanno benissimo che l'unico modo per rilanciare questo bellissimo Paese è mettersi in gioco, rischiare, provarci». Il leader Pd, dopo che ieri ha titolato l'anno con «politica batte populismo 4 a 0», non sembra intenzionato a subire gli attacchi di avversari politici e «esperti del giorno dopo». Il fatto è, torna alla carica Renzi, che «dopo anni di immobilismo, finalmente la politica agisce, anzichè restare confinata a urlare nei talk-show». Dopo aver rivendicato con slide e gufi i successi del 2015, il premier assicura che l'anno prossimo non farà di meno ma di più. Unioni Civili, jus soli, «ritocco» della riforma delle pensioni sono alcuni dei dossier caldi mentre il traguardo politico è la vittoria al referendum sulla riforma istituzionale ad ottobre. Uno spartiacque, ha spiegato ieri il premier, per il governo: se fallisse, il governo andrebbe a casa. Un rischio che, però, il segretario Pd non teme di correre mentre è consapevole delle insidie delle elezioni amministrative di giugno in città come Roma e Napoli ma anche a Torino, dove la rottura con la sinistra potrebbe portare alla vittoria della candidata grillina. Nubi che però Renzi, animato da un ottimismo che rivendica, allontana almeno fino a gennaio. «Resto concentrato sul mio ruolo di premier», è la linea chiarita anche ieri per avvisare che le amministrative, a differenza del referendum, non saranno un test su di lui.  Dopo la conferenza stampa-fiume di ieri, Matteo Renzi è partito con la famiglia da Firenze per passare il capodanno a Courmayeur. Non prima, però, di aver lanciato su Facebook l'ultimo messaggio di incitamento: «Il 2015 si chiude con l'Italia che torna dopo anni al segno più. Il nostro obiettivo di seminare fiducia non è un generico ottimismo ma una precisa strategia», chiarisce rivolto a chi critica lo slancio con cui il premier descrive la ripresa del Paese. E, pur ammettendo che nel 2015 «abbiamo fatto molto, compreso qualche errore di troppo», garantisce che nel 2016 «faremo ancora di più». Dopo le polemiche dello scorso anno, quando si presentò con il volo di Stato nella località turistica in Valle D'Aosta, stavolta Renzi ha raggiunto le piste con la sua monovolume accompagnato da moglie e figli. Quattro giorni di sci e relax prima di presenziare lunedì, insieme a Sergio Marchionne, alla quotazione di Ferrari in Borsa, a Milano. Una presenza, quella di lunedì a Milano, a conferma del sodalizio con il numero 1 di Fiat Chrysler e, secondo il premier, un modo per spingere sull'immagine dell'Italia nel mondo. «Sembrano numerosi - scrive su Fb rivolto ai »gufi« - quelli che protestano, che urlano che va tutto male, quelli che noi chiamiamo gufi perchè pur di andare contro il Governo sperano che l'Italia fallisca». Ma, incalza, «io sono certo che gli italiani sanno benissimo che l'unico modo per rilanciare questo bellissimo Paese è mettersi in gioco, rischiare, provarci». Il leader Pd, dopo che ieri ha titolato l'anno con «politica batte populismo 4 a 0», non sembra intenzionato a subire gli attacchi di avversari politici e «esperti del giorno dopo». Il fatto è, torna alla carica Renzi, che «dopo anni di immobilismo, finalmente la politica agisce, anzichè restare confinata a urlare nei talk-show». Dopo aver rivendicato con slide e gufi i successi del 2015, il premier assicura che l'anno prossimo non farà di meno ma di più. Unioni Civili, jus soli, «ritocco» della riforma delle pensioni sono alcuni dei dossier caldi mentre il traguardo politico è la vittoria al referendum sulla riforma istituzionale ad ottobre. Uno spartiacque, ha spiegato ieri il premier, per il governo: se fallisse, il governo andrebbe a casa. Un rischio che, però, il segretario Pd non teme di correre mentre è consapevole delle insidie delle elezioni amministrative di giugno in città come Roma e Napoli ma anche a Torino, dove la rottura con la sinistra potrebbe portare alla vittoria della candidata grillina. Nubi che però Renzi, animato da un ottimismo che rivendica, allontana almeno fino a gennaio. «Resto concentrato sul mio ruolo di premier», è la linea chiarita anche ieri per avvisare che le amministrative, a differenza del referendum, non saranno un test su di lui.

martedì 29 dicembre 2015

Renzi, conferenza stampa fine anno: «Senza ok a riforme ho fallito»

Dal lavoro alle tasse, dall'Europa alle riforme, Renzi fa un bilancio del 2015 nella consueta conferenza stampa di fine anno. «Il 2015 è andato meglio del 2014. È andato meglio delle nostre previsioni nel 2014: lo dice la realtà dei fatti», dice il presidente del Consiglio aggiungendo che «il 2015 ha visto in alcune delle principali sfide un segno che torna positivo».



Il premier porta alla conferenza persino delle slide "anti-gufi" con gli obiettivi raggiunti messi nero su bianco. Ogni slide è, di fatto divisa in due parti: in quella superiore campeggia il fumetto di un gufo con un messaggio di diffidenza o pessimismo; nella parte superiore viene riportato, in diretta corrispondenza all'argomento 'toccato' dal gufo, l'obiettivo raggiunto, secondo Renzi, dal suo governo.  «Si diceva che l'Italia era in stagnazione perenne: se guardiamo dati vediamo che il segno più torna a crescere: era previsto lo 0,7% e siamo allo 0,8». «C'è ancora molto da fare, ma dove eravamo un anno e 8 mesi fa?». In Italia c'è un «indice di fiducia spaventosamente alto: quello dei consumatori è a quota 117,6 mentre un anno fa era a 97,4». Si tratta di «20 punti» di differenza e mostra un «paese che si sta rimettendo in moto».  Tra una slide e l'altra Renzi annuncia anche che quello di capo del governo «sarà il mio ultimo ruolo pubblico come è naturale che sia». «Quando hai fato questo ruolo dopo lasci: per me dunque questo sarà l'ultimo incarico pubblico», ripete. E poi: «Se il 2015 è stato l'anno delle riforme, il 2016 sarà l'anno dei valori» prosegue, rimarcando che la legge di stabilità, che in molti criticano come «mance e mancette», invece «mette denaro» su settori come «scuola università, cultura, servizio civile».  E a proposito della manovra Renzi sottolinea di dare «per scontato» che Bruxelles accolga le richieste italiane sulla flessibilità, perché l'Italia non solo «non chiede sconti», ma ha rispettato «tutte le regole» e «chiede che le regole Ue siano rispettate da tutti». «Rispettiamo tutte le regole e pretendiamo rispetto».  «Per me i sondaggi non sono un problema, non mi interessano ma sono convinto che noi vinceremo alle prossime politiche del 2018 al primo turno», continua chiarendo di essere più interessato ora ai dati della grande distribuzione. E cioè quanto riescono a spendere in più gli italiani. In base ai sondaggi, ha poi ricordato, nel 2014 il Pd se la giocava con i 5 stelle ma poi i dem hanno toccato il 40,8% e i grillini sono rimasti al 20% dei sondaggi. «E non si dimentichi che ho preso un Pd che era al 25%», ha aggiunto.  «A Roma le primarie non vorrei sbagliare ma credo siano state anticipate al 6 marzo, diciamo a marzo per non sbagliare», dice poi il premier. «Su Roma sono convinto che il Pd se la giocherà, nonostante ci sia una qualche responsabilità in quello che accaduto. E sono convinto che il prossimo sindaco farà meglio di quello andato via». «Questo tipo di elucubrazione che esponenti 5 stelle hanno avuto modo di esprimere, "hanno talmente paura che rinviano le elezionì", è un'allucinazione, una visione allucinogena. A Roma si va a votare nel 2016, intorno al 10 giugno si voterà per il prossimo sindaco».  Con questo governo si registra la vittoria della politica contro il populismo per 4 a zero e il risultato, anche grazie alle riforme, come quelle elettorale e del Senato, è un paese solido e stabile, dice Renzi sottolineando l'importanza di essere passati da una legislatura «strascicata» che non andava avanti ad una in grado di fare le riforme e di eleggere il presidente della Repubblica.  «Prendiamo atto - aggiunge poi - che parte delle persone che erano con noi, come Sel e Sinistra italiana, non vogliono più stare con noi: è una valutazione che compete loro». Ma, continua il premier, «se la sinistra» ci ripensa e «vuole partecipare alle primarie è benvenuta, altrimenti il Pd va con chi ci sta». A Cagliari, ha ricordato ad esempio Renzi, il Pd corre con Zedda e «nelle altre città se altri amici della coalizione vorranno partecipare alle primarie ne prenderemo atto: il Pd corre con chi ci sta».  «Non non ci sarà nessun rimpasto» di governo. «Se ci sarà bisogno, come è naturale che sia» visto che «manca ancora qualche casella al governo, le copriremo, ma non ci sarà nessun rimpasto», dice poi.​  Il presidente del Consiglio affronta quindi il delicato caso banche: «Non c'è rischio sistemico, le banche italiane sono molto più solide» di tante banche europee e «non cambierei il sistema bancario con quello tedesco nemmeno sotto pagamento», assicura. «Chi ha subito danni o è stato truffato», e non sono «moltissime», deve sapere che lo Stato è dalla sua parte e noi faremo di tutto perché possa avere indietro quello che ha perso.  Il premier ha poi aggiunto di non voler chiedere «deroghe» a Bruxelles sulle attuali regole. Rispondendo a una domanda sulla possibilità di quantificare i crediti deteriorati, si è limitato a ribadire che «non c'è rischio sistemico» e poi ha aggiunto: «Se ci sono questioni aperte le affronteremo senza chiedere alcuna deroga» all'Unione europea. «Le regole che siamo in grado di giocare le giocheremo, compreso il ricorso alla Corte di Giustizia se riterremo che ci siano state violazioni delle condizioni di gioco» per le banche italiane.  «In Italia ci sono state troppe banche, anche di paese, e in un modello europeo le banche di paese ce la fanno meno. Se vogliamo dare una mano, bisogna avere coraggio di dire che c'è bisogno del decreto sulle banche popolari», prosegue, difendendo il lavoro del governo. I critici di oggi che attaccano l'esecutivo sul caso banche, «dov'erano quando si è trasformato in legge decreto sulle popolari?».  Le pensioni. «Noi non tocchiamo le pensioni degli italiani», promette Renzi che aggiunge: «Ovviamente se ci saranno da fare degli interventi sulle pensioni d'oro saranno fatti dopo un lungo dibattito che sarà contraddistinto da grande trasparenza».  Le tasse. «Non entro nel merito. È stato individuato un percorso Irpef, Irap, Ires e pensioni come asse di intervento ma non è serio dare adesso dettagli, perchè non sono definiti. La discussione vera sarà nell' estate 2016», risponde Renzi ad una domanda sul taglio delle tasse e scherza: «se Padoan sente che sto parlando di tagli delle tasse 2017 mi torna a Roma sconvolto. Con lui c'è una collaborazione significativa, a parte le questioni calcistiche, e doverosa: la solidità istituzione presuppone la solidità di governo».  «Vorrei che riuscissimo a guardare ancora una volta i numeri: come spending 'lorda' l'Italia ha fatto una riduzione di 12,3 miliardi sulla revisione sui ministeri (poi magari sono stati messi su altri capitoli di spesa perchè si ritiene di dover investire sulla card per i 18enni), 5,4 miliardi sulle Regioni» anche grazie «al minore aumento del Ssn», «2 miliardi sulle Province, e 1,2 sui Comuni».  La scuola. Qualche organizzazione sindacale ha messo in guardia i professori dicendo loro «vi deporteranno»: ora, «nessuno è stato deportato», ma quei professori precari, «sobillati da qualche genio, adesso non hanno il posto di lavoro a tempo indeterminato» perché non hanno fatto domanda «e questa è una cosa che mi fa molto male», dice il premier.  E poi l'Europa, con le recenti tensioni Italia-Germania sul caso banche e sulla flessibilità. «L'Italia non dichiara la guerra al'Europa: noi chiediamo solo di far rispettare le regole a tutti. Chiediamo rispetto per l'Italia e chiediamo chiarezza», sottolinea. «Ho uno splendido rapporto personale con la cancelliera Merkel, ma io rappresento l'Italia e vorrei che la stampa prendesse atto che quando parla il premier italiano non è necessario scrivere costantemente che si sta lamentando dell'Ue. Se con la cancelliera Merkel discutiamo di linee della politica economica europea non stiamo attaccando l'Europa, la stiamo difendendo».  Fino a qualche tempo fa l'Italia non «contava niente in politica estera, non toccavamo palla, non c'era sugli incontri sull'Iran: ora siamo in grado di stare a quei tavoli. A Vienna dove ci si riunisce per parlare Siria, a Roma di Libia», continua. Ringrazio il Presidente della Repubblica Napolitano per la prima parte dell'anno e Mattarella per la seconda parte, perché con loro il sistema paese ha fatto blocco comune sulle nomine internazionali».  Impossibile non parlare del caso smog che tiene banco in questi giorni di ferie natalizie: «Non commento la strumentalizzazione dei morti che pare essere diventato uno sport a cui certe opposizioni ci stanno abituando», ribadisce Renzi in rifermento alle dichiarazioni di Beppe grillo. «Siamo passati da piove governo ladro a non piove governo killer», ma l'Italia «ha ridotto le emissioni ultimi 25 anni, non è merito governo Renzi, di almeno un quarto rispetto al 1990. Non tutti Paesi europei hanno fatto la stessa cosa».  Le unioni civili. «Un tema che va depurato da tensioni di natura politica stretta. È un tema che divide - dice Renzi - anche dentro il Pd ci sono molte divisioni, e ce ne sono anche dentro FI. Ma io dico che dobbiamo portarle a casa, e che il 2016 non può che essere l'anno chiave».  L'Eni. Il governo non pensa di ridurre ulteriormente la sua partecipazione in Eni. «Non immagino di dismettere altre quote»«Non credo che potremo privatizzare ancora aziende a dismisura», spiega il premier secondo il quale, invece, «c'è un sacco di patrimonio pubblico che va gestito meglio o valorizzato». Renzi quindi ammette come ci siano «alcune cose sulle quali non si è fatto abbastanza: sulle aziende partecipate, ad esempio». Anche se, spiega il premier, una loro fusione nell'immediato non porterà effetti sul bilancio dello Stato ma «può produrre un risparmio sulle bollette».  «Rispetto alla questione della Rai, poche volte ho visto Cda con così tanti giornalisti, se c'è una cosa che questa maggioranza parlamentare ha fatto è stato di dare la Rai a persone esperte e competenti», molte delle quali «vengono dal mondo del giornalismo», continua Renzi toccando il tema della riforma della tv pubblica.  Ma il premier lancia anche una stoccata alla categoria dei giornalisti: «Non credo che ci sia schiavitù o barbarie in Italia», risponde al presidente dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, che aveva parlato di «schiavitù» da parte di alcuni editori. «La mia posizione sull'ordine dei giornalisti è nota: io sarei per abolirlo», sentenzia.  «Non credo che sia all'ordine del giorno nel dibattito politico italiano. Non vedo un elemento di discussione sull'amnistia in Italia» e il tema «non è sul tavolo», dice inoltre il premier a fine conferenza.

lunedì 28 dicembre 2015

Matteo Renzi al Financial Times: “Ok impronte ai migranti, ma poi basta”

Sui migranti “l’Italia tiene il punto dopo la discussione al vertice di Bruxelles”. Lo afferma Matteo Renzi al Financial Times. “Ora prendiamo le impronte digitali, scattiamo le foto e controlliamo le iridi, non possiamo fare di più”, puntualizza il presidente del Consiglio. “Fra luglio e agosto – ricorda – la Germania ha accolto molti rifugiati senza prendere le impronte perché Angela Merkel disse che la solidarietà viene prima della burocrazia”.


“Voto Rajoy, con l’austerity si perde” - Nell’intervista il premier commenta anche i risultati delle elezioni spagnole, spiegando: “Io non so cosa succederà a Mariano Rajoy, ma so che coloro che sono stati in prima linea come alleati fedeli delle politiche di rigore senza crescita hanno perso il posto”. “E’ successo a Varsavia, anche se lì le circostanze erano molto particolari, è successo ad Atene, è successo a Lisbona. Vedremo cosa succederà a Madrid”, sottolinea.
“Banche italiane sicure” -
Il sistema bancario italiano è “solido” nel suo complesso, assicura poi Matteo Renzi, evidenziando di non avere alcuna intenzione di copiare il modello della Sparkassen tedesche ossia le casse di risparmio. “Noi abbiamo qualche piccola situazione da cui dobbiamo venir fuori, ma io non cambierei il sistema bancario italiano con quello della Germania, con il sistema delle Sparkassen”, dice il premier. “Per l’amor di Dio, con quel sistema non voglio avere nulla a che fare. Da loro copierei semmai altre cose”, insiste.

“L’Unione europea non è al servizio d’un solo Paese” - Matteo Renzi “stima” Angela Merkel, ma la Ue non è al servizio della sola Germania e il progetto North Stream per il gas russo non può avere un trattamento preferenziale. “Ho stima per Angela e un eccellente rapporto personale con lei, ma l’Europa deve essere al servizio di 28 Paesi, non di uno solo”, ribadisce.
Tracciando un parallelo fra i due progetti di gasdotto che dovrebbero collegare la Russia con l’Europa – il North Stream, a guida tedesco olandese, e il South Stream, a partecipazione italiana – Renzi osserva: l’Unoine ha “detto no a South Stream e poi, all’improvviso, abbiamo scoperto che c’è North Stream”. “Chi lo ha deciso? E’ una scelta di politica energetica dell’Ue?”, incalza, rivendicando di aver denunciato la questione relativa a questo progetto a Bruxelles. “Quando l’ho sollevata – conclude – solo Germania e Olanda, l’hanno difeso. Capisco che è un business importante, va bene, non mi scandalizzo, ma voglio sapere se le regole si applicano a tutti o a nessuno”.

martedì 22 dicembre 2015

Matteo Renzi al Financial Times: "Ok impronte ai migranti, ma poi basta"

Sui migranti "l'Italia tiene il punto dopo la discussione al vertice di Bruxelles". Lo afferma Matteo Renzi al Financial Times. "Ora prendiamo le impronte digitali, scattiamo le foto e controlliamo le iridi, non possiamo fare di più", puntualizza il presidente del Consiglio. "Fra luglio e agosto - ricorda - la Germania ha accolto molti rifugiati senza prendere le impronte perché Angela Merkel disse che la solidarietà viene prima della burocrazia".


"Voto Rajoy, con l'austerity si perde" - Nell'intervista il premier commenta anche i risultati delle elezioni spagnole, spiegando: "Io non so cosa succederà a Mariano Rajoy, ma so che coloro che sono stati in prima linea come alleati fedeli delle politiche di rigore senza crescita hanno perso il posto". "E' successo a Varsavia, anche se lì le circostanze erano molto particolari, è successo ad Atene, è successo a Lisbona. Vedremo cosa succederà a Madrid", sottolinea.

"Banche italiane sicure" -
Il sistema bancario italiano è "solido" nel suo complesso, assicura poi Matteo Renzi, evidenziando di non avere alcuna intenzione di copiare il modello della Sparkassen tedesche ossia le casse di risparmio. "Noi abbiamo qualche piccola situazione da cui dobbiamo venir fuori, ma io non cambierei il sistema bancario italiano con quello della Germania, con il sistema delle Sparkassen", dice il premier. "Per l'amor di Dio, con quel sistema non voglio avere nulla a che fare. Da loro copierei semmai altre cose", insiste.

"L'Unione europea non è al servizio d'un solo Paese" - Matteo Renzi "stima" Angela Merkel, ma la Ue non è al servizio della sola Germania e il progetto North Stream per il gas russo non può avere un trattamento preferenziale. "Ho stima per Angela e un eccellente rapporto personale con lei, ma l'Europa deve essere al servizio di 28 Paesi, non di uno solo", ribadisce.

Tracciando un parallelo fra i due progetti di gasdotto che dovrebbero collegare la Russia con l'Europa - il North Stream, a guida tedesco olandese, e il South Stream, a partecipazione italiana - Renzi osserva: l'Unoine ha "detto no a South Stream e poi, all'improvviso, abbiamo scoperto che c'è North Stream". "Chi lo ha deciso? E' una scelta di politica energetica dell'Ue?", incalza, rivendicando di aver denunciato la questione relativa a questo progetto a Bruxelles. "Quando l'ho sollevata - conclude - solo Germania e Olanda, l'hanno difeso. Capisco che è un business importante, va bene, non mi scandalizzo, ma voglio sapere se le regole si applicano a tutti o a nessuno".

martedì 23 dicembre 2014

Legge di Stabilità, dalle imprese alle famiglie: ecco cosa cambia

Il bonus da 80 euro diventa strutturale e viene affiancato dal bonus bebè, il Tfr si potrà chiedere in busta paga e le nuove assunzioni saranno facilitate da sgravi Irap: ecco le norme principali della legge di stabilità che potrebbe ottenere il via libera finale in serata.  

 FAMIGLIE
 
- BONUS. Diventa strutturale il credito d'imposta Irpef per i lavoratori dipendenti: 960 euro per redditi sotto 24mila euro.
- BONUS BEBÈ e FAMIGLIE - Dal 2015 al 2017 arrivano 960 euro al mese per i nuovi nati se l'Isee familiare non supera i 25 mila euro.45 mln di euro vengono poi destinati per spese per il mantenimento dei figli di famiglie con Isee sotto gli 8.500 euro. Ok anche a 5 milioni per le adozioni internazionali.

- CASA. Niente aumento Tasi anche per il 2015.
- SCUOLA. Arriva il Fondo «La buona scuola». 1 miliardo di euro per il 2015 per un piano straordinario di assunzioni. Sì anche a 200 milioni di euro da destinare per le paritarie.
- TFR BUSTA PAGA - Dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018 i lavoratori dipendenti del settore privato possano richiedere la quota maturanda del trattamento di fine rapporto in busta paga.
- CASSE E FONDI PENSIONE. La tassazione sulle casse previdenziali sale al 26% e quella sui fondi al 20%. Possibile un credito d'imposta che le fa scendere rispettivamente al 20 e al 11% purchè i rendimenti siano investiti in economia reale.
- ECOBONUS. Proroga delle detrazioni per ristrutturazioni, riqualificazioni energetiche e interventi antisismici.
- AMMORTIZZATORI. 2,2 mld di euro per il 2015-2016 e 2 mld annui dal 2017 in attuazione del Jobs act.
- BLOCCO CONTRATTI P.A. Ancora nessun rinnovo fino al 2016.
- E-BOOK. Ok all'Iva al 4% anche per i libri elettronici.
- CANONE RAI. Niente aumenti. Si pagherà come nel 2014.
- ETEROLOGA. Sì al Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive per la procreazione di tipo eterologo.  SOCIALE
- DA NON AUTOSUFFICIENZE A SCREENING NEONATALE. Arrivano 400 milioni per il fondo non autosufficienze, 20 milioni per l'inserimento al lavoro disabili e 5 per lo screening neonatale.
- SOCIAL CARD. Il Fondo aumenta di 250 milioni all'anno.
- EDILIZIA SOCIALE. 130 milioni fino al 2018 per l'edilizia residenziale pubblica e sociale.
- IMMIGRATI. Aumenta di 187,5 milioni di euro annui dal 2015 il Fondo nazionale per le politiche ed i servizi di asilo.
- PATRONATI. Ridotto a 35 milioni il taglio dei fondi ai patronati, che però vengono riformati.
- PARTITI. Rafforzate le norme per detrarre i versamenti in favore dei partiti, anche tramite donazioni.
- ELECTION DAY. Ok alle elezioni amministrative e regionali a maggio. Risparmio stimato circa 100 milioni.  IMPRESE
- FONDO GARANZIA PMI. La garanzia è destinata a tutte le imprese sotto i 499 dipendenti, non più solo alle piccole.
- FONDO PER ASSOCIAZIONI IMPRESE- Il fondo passa da 5 a 10 milioni di euro per promuovere la digitalizzazione.
- IRAP E COSTO DEL LAVORO. Deduzioni per il costo complessivo del personale dipendente. L'agevolazione vale anche per le imprese senza dipendenti, come gli artigiani, grazie ad un credito d'imposta Irap, pari al 10%, utilizzabile in compensazione. Abrogato il taglio Irap previsto nel dl Irpef.
- CREDITO D'IMPOSTA RICERCA E SVILUPPO. Ne beneficiano tutte le imprese e non più solo quelle con fatturato sotto i 500 mln di euro ma scende dal 50% al 25% delle spese in più rispetto agli investimenti dei tre anni precedenti. Raddoppia, a 5 mln di euro, il tetto massimo del credito, la durata sale a 5 anni.
- PATENT BOX. Nuova tassazione agevolata per i redditi derivanti dall'utilizzo e/o dalla cessione di brevetti o marchi.
- MINIMI. Per le partite Iva arriva un regime forfettario di con un'aliquota unica del 15% e soglie di ricavi diverse: da 15.000 euro per le attività professionali a 40.000 per il commercio. Potranno accedere anche i redditi di natura mista.
- SGRAVI PER ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO. Per tutti i nuovi assunti nel 2015, i datori di lavoro saranno esonerati, per massimo 36 mesi, dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico al massimo per 8.060 euro all'anno.Sgravi anche per le assunzioni di lavoratori in mobilità.
- MADE IN ITALY - Arrivano altri 130 milioni di euro per il 2015, 50 milioni per il 2016 e 40 milioni per il 2017.
- NUOVA LEGGE SABATINI. Incrementato da 2,5 a 5 mld di euro il plafond massimo che la Cdp può mettere a disposizione delle banche per il finanziamento delle piccole e medie imprese.
- REVERSE CHARGE. Inversione contabile Iva anche per settore edile ed energetico nonchè per supermercati e discount.
- RAZIONALIZZAZIONE DELLE PARTECIPATE. Stop entro il 2015 alle partecipazioni non indispensabili a finalità istituzionali e quelle in società con attività analoghe a quelle svolte da altri enti. Stop alle società di soli amministratori o con un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti.  PRIVATIZZAZIONI
- POSTE. 535 milioni in attuazione di una sentenza Ue sugli aiuti di Stato . Rivisto il servizio universale: il postino suonerà meno e l'Agcom fisserà nuove tariffe.
- FS. Arrivano le norme per la cessione della rete elettrica Fs a Terna.  ENTI LOCALI E REGIONI
- DIPENDENTI PROVINCE. Per i primi due anni i lavoratori delle Province saranno ricollocati in altri uffici pubblici di Comuni e Regioni. Dal 2017 scattano le procedure di mobilità.
- COMUNI E REGIONI. Resta il taglio per oltre 1 miliardo ma sono ammorbiditi da una serie di agevolazioni. Idem per le Regioni. Tra queste,allentamento del patto di stabilità interno e rinegoziazione dei mutui.


fonte

martedì 2 dicembre 2014

Cdm: ok Agenda semplificazione P.a. Misure per fisco, welfare e imprese

Si tratta di un pacchetto di 38 azioni per semplificare il rapporto cittadini-burocrazia. Sì anche alla riforma della tassazione dei tabacchi e allo stato d'emergenza per l'attività della Croce rossa nella lotta all'Ebola.
Via libera del Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, all'Agenda per la semplificazione della Pubblica amministrazione 2015-2017, un pacchetto di 38 azioni per semplificare il rapporto cittadini-burocrazia. Il piano interviene su cinque filoni: cittadinanza digitale, welfare, fisco, edilizia e impresa.


Non punibilità per reati lievi - Il Consiglio dei ministri ha dato l'ok anche alle misure che disciplinano la non punibilità delle condotte di lieve entità. Via libera anche alla delega per rivedere il regime dell'estradizione e delle rogatorie chieste dall'estero. E' stato invece rinviato il ddl sulla giustizia civile. Lo schema di decreto legislativo che incide sulle condotte di "particolare tenuità" dà attuazione alla legge delega 67/2014 sulla messa alla prova e le misure alternative al carcere. Si prevede che possa scattare l'archiviazione per tenuità del fatto per tutti i reati sanzionati con una pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni o con una sanzione pecuniaria, prevista da sola o in aggiunta al carcere. Sono ricompresi alcuni reati contro il patrimonio, come furto semplice, danneggiamento, truffa, ma anche violenza privata o minaccia per costringere a commettere un reato. E' previsto che l'archiviazione possa scattare in qualsiasi fase del procedimento, ma la quota maggiore è attesa in fase di indagini preliminari, con un alleggerimento del carico giudiziario. Dopo l'istanza del pm, ci sono 10 giorni per fare opposizione e decide il gip. E' sempre possibile la richiesta di risarcimento danni.
Sì a riforma tassazione tabacchi - Ok anche al decreto attuativo della delega fiscale sulla tassazione dei tabacchi lavorati. Nel decreto, già approvato lo scorso 10 novembre, è stata inserita "una più dettagliata indicazione dei prodotti assimilabili ai tabacchi da inalazione senza combustione", e per questo, spiega il comunicato finale del Cdm, il testo è stato rimandato alle commissioni competenti, che hanno dato parere favorevole, ed è tornato per il via libera definitivo.
Ebola, stato emergenza per attività Croce rossa - E' stato anche dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza della grave crisi umanitaria in atto nell'Africa Occidentale a causa della diffusione del virus Ebola: la delibera del Consiglio è finalizzata a consentire la partecipazione della Croce Rossa Italiana alle attività umanitarie.

Giustizia, Santi Consolo nuovo capo Dap - Nominato su proposta del ministro della Giustizia Andrea Orlando, Santi Consolo come nuovo capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). Santi Consolo è attualmente procuratore generale di Caltanissetta, nominato dal plenum del Csm il 15 gennaio scorso, e di recente ha svolto una parte della requisitoria nel quarto processo per la strage di via D'Amelio del 19 luglio '92.

Prorogato stato emergenza Treviso e Vicenza - "Al fine di consentire il proseguimento delle operazioni legate allo specifico contesto emergenziale disciplinato da nome speciali - si legge nella nota - il Consiglio ha approvato la proroga per un anno dello stato d'emergenza, già dichiarato, che si è determinato nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei Comuni di Treviso e Vicenza".

lunedì 1 dicembre 2014

Renzi: "Astensionismo per Jobs act? Falso" Minoranza Pd: "Accelerare le riforme"

Il premier riunisce il Parlamentino dem per fare la conta: "Quella sul lavoro è la riforma più di sinistra che sia mai stata fatta", afferma. Ma la minoranza, pur tra mugugni, non vota contro evitando gesti di rottura.



"Respingo la tesi che l'astensionismo in Emilia Romagna derivi dalla disaffezione per il Jobs act. E' una lettura superficiale e discutibile". Così Matteo Renzi, in direzione Pd, facendo l'analisi del voto delle Regionali e respingendo le accuse della minoranza dem. "I filosofi hanno solo interpretato il mondo, si tratta ora di cambiarlo, diceva Marx", ha aggiunto il premier citando l'intellettuale tedesco. "E ora di cambiare", ha ribadito.
Renzi riunendo il Parlamentino Pd aveva chiesto di esprimere un voto affinché possa capire se la direzione del partito democratico "è convinta che le riforme vadano accelerate o rallentate". "Io chiedo un voto sulla convinzione di proseguire il disegno delle riforme", ha spiegato. "Il Pd deve rivoltare l'Italia come un calzino senza preoccuparsi se possono cambiare i sondaggi. I sondaggi del Pd vanno benissimo, casomai quelli su di me meno, ma io sono qui per cambiare l'Italia non i sondaggi. Io continuerò ad andare in giro per l'Italia senza fermarmi", ha continuato Renzi, che teme che la minoranza del Pd, con i bersaniani guidati da Speranza, non voti.
Dalla minoranza nessun gesto di rottura -  La minoranza ha evitato due gesti di rottura. Aveva minacciato di presentare un ordine del giorno per chiedere un referendum tra la base del Pd sulle politiche del governo, mentre il documento effettivamente presentato da Zoggia chiede una "ampia consultazione della base"; e infatti il documento è stato "assunto" dalla presidenza e approvato senza nemmeno votarlo. Inoltre la minoranza èuscita dalla sala al momento del voto dell'ordine del giorno con cui si approvava la relazione di Renzi e si impegnava il partito a portare avanti le riforme "senza indugio". Non ha quindi votato contro.
Il presidente del Consiglio ha poi ribadito: "Il Jobs act ritengo sia la riforma più di sinistra mai fatta nel mercato del lavoro. Non posso escludere che qualcuno non sia andato a votare per il Jobs act, ma dire che per questo c'è stato il crollo in Emilia-Romagna è un esercizio ambiguo".

Sulla proposta di Silvio Berlusconi di pensare prima al Colle che all'Italicum, ha chiarito: "E' da respingere al mittente, ora dobbiamo tradurre l'Italicum in atto di legge, non perché vogliamo andare a votare".

A M5S, o ad una parte di essi, invece, "non stiamo chiedendo un'alleanza politica, nessuna strana coalizione ma dobbiamo vedere se su alcune cose di buon senso riusciamo a farli discutere", ha proseguito parlando della crisi del grillismo che "per le prossime scadenze può portare i loro elettori con la destra più radicale ma apre anche una questione istituzionale di particolare interesse e rilievo e vorrei che non la buttassimo via".

Renzi parla anche di "una nuova destra che avanza e che gioca la carta dell'immigrazione in modo spregiudicato forse perché nelle periferie possiamo e dobbiamo fare di più". Il Pd "non deve sottovalutare la nuova destra e guardarla negli occhi su terreno da sempre scivoloso per la sinistra, come l'immigrazione, su cui noi abbiamo visione opposta".


fonte

venerdì 31 ottobre 2014

Scontri Ast, Alfano: "Evitare scintille Nessuno vuole manganellare operai"

"Vogliamo istituire un tavolo permanente di confronto al Viminale con i sindacati per gestire al meglio le manifestazioni". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, riferendo al Senato sugli scontri a Roma al corteo dei lavoratori Ast. "E' lontana anni luce da noi l'idea di manganellare gli operai, così come penso sia lontana dagli operai la volontà di scaricare tensioni occupazionali sulla polizia", ha poi aggiunto.

con i sindacati per gestire al meglio le manifestazioni"

- "Vogliamo istituire un tavolo permanente di confronto al Viminale con i sindacati per gestire al meglio le manifestazioni". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, riferendo al Senato sugli scontri a Roma al corteo dei lavoratori Ast. "E' lontana anni luce da noi l'idea di manganellare gli operai, così come penso sia lontana dagli operai la volontà di scaricare tensioni occupazionali sulla polizia", ha poi aggiunto.
"Solidarietà agli operai e agli agenti feriti" - Alfano ha espresso la sua personale solidarietà ai lavoratori dell'Ast e della polizia feriti negli scontri di Roma. "Serve un senso di responsabilità di tutti per evitare una scintilla che rischierebbe di innescare pericolose derive", ha aggiunto il ministro sottolineando di provare "amarezza" per il fatto che "una questione centrale come il lavoro stia diventando scenario di contrapposizione tra lavoratori".

"Mai dati ordini di severità contro i manifestanti" - "Dall'insediamento di questo governo - ha sottolineato Alfano - si sono svolte 5.934 manifestazioni di rilievo e la stragrande maggioranza ha avuto un corso assolutamente tranquillo. Circa la metà (2.350) hanno avuto alla base problematiche sindacali e occupazionali. Se il governo avesse voluto dare alla polizia linee di estrema durezza sui manifestanti avrebbe avuto migliaia di occasioni per farlo. Non l'ha mai fatto. Anzi, l'input dato è l'esatto opposto".

"Il diritto a manifestare è sacro" - "I fatti di Roma sono stati oggetto di referto all'autorità giudiziaria, nel quale nessun manifestante è stato denunciato", ha chiarito il ministro dell'Interno. "Il diritto a manifestare - ha quindi ribadito - è sacro, ma la libertà di chi manifesta non deve comprime e ledere la libertà degli altri cittadini e l'incolumità fisica degli uomini e delle donne delle forze dell'ordine che ogni giorno corrono dei rischi".

La ricostruzione dei fatti - Nella sua ricostruzione, Alfano ha riferito che "nella mattinata di mercoledì dalle 9 in poi si sono concentrati circa 500 manifestanti dell'Ast davanti all'ambasciata di Germania, nei pressi di piazza Indipendenza. Una parte di loro è stata ricevuta ed al termine dell'incontro l'ambasciata ha emesso uno scarno comunicato, che non ha soddisfatto i lavoratori".

"Corteo verso il Mise non era stato autorizzato" - A questo punto, ha proseguito il ministro, "c'è stata la richiesta della Fiom di autorizzare un corteo verso il ministero dello Sviluppo economico, che non è stata immediatamente accolta perché presso il ministero erano in corso analoghe iniziative sindacali e quindi c'erano difficoltà logistiche e di gestione dell'ordine pubblico".


fonte

Sciopero generale della Fiom a novembre

La Fiom ha proclamato uno sciopero generale di 8 ore a novembre contro “le misure contenute nel jobs act e per rivendicare scelte diverse di politica economica e industriale”.
E' quanto ha deciso il Comitato centrale dei metalmeccanici della CGIL, dando mandato alla segreteria nazionale di “articolare lo sciopero generale della categoria in almeno due grandi manifestazioni nazionali da svolgersi indicativamente il 14 novembre a Milano e il 21 novembre a Napoli”. 


fonte

Successione alla Farnesina, Napolitano boccia i nomi proposti da Renzi

Sul successore di Federica Mogherini (dimessasi perché nominata commissario agli Esteri europeo) alla Farnesina è stallo tra governo e Quirinale. Il premier Matteo Renzi è salito al Colle per un confronto con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per cercare di colmare la distanza di vedute sulle caratteristiche del nuovo ministro. Ma Napolitano avrebbe bocciato i nomi dei papabili.

 Renzi avrebbe avanzato una rosa di nomi femminili: Lia Quartapelle, deputata 32enne alla prima legislatura con un'esperienza di ricercatrice all'Ispi; la vicepresidente della Camera Marina Sereni; l'ambasciatrice Elisabetta Belloni e Marta Dassù, attualmente nel Cda di Finmeccanica. Per il premier sarebbe determinante mantenere un numero uguale di uomini e donne nel suo governo, motivo per cui avrebbe scartato possibili candidati maschili, tra i quali, in pole, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli. Anche se una delle opzioni valutate sarebbe stata quella di affiancare a Pistelli la Quartapelle come sottosegretario alla cooperazione.

Secondo il capo dello Stato, però, il criterio della parità di genere non può essere il solo faro che dovrebbe guidare nella scelta del prossimo capo della diplomazia italiana. Napolitano avrebbe dunque invitato Renzi ad aprire una riflessione cambiando metodo: prima vanno valutati i tanti dossier di politica estera, dalla Libia all'Ucraina, che aspettano al varco il prossimo ministro. E dopo, in base alle priorità internazionali, si possono valutare i curricula e le capacità migliori per scegliere il titolare della Farnesina. Che nei desiderata del presidente della Repubblica dovrebbe avere un alto profilo riconosciuto all'estero e capace anche politicamente di affrontare i tanti e delicati fronti internazionali che vedono impegnata l'Italia.


fonte

martedì 28 ottobre 2014

Manovra, ira dei sindacati. Renzi a "Otto e Mezzo": "Vogliono trattare? Facciano i deputati"

Uno scontro durissimo sulla legge di stabilità che non conosce mezzi termini. Dopo la protesta in piazza di sabato, Renzi e i sindacati (la Cgil in particolare) si lanciano nuovamente messaggi di guerra. Una giornata iniziata con l'incontro tra governo e parti sociali e conclusa con un fiammeggiante premier ospite di "Otto e Mezzo". 
IRA SINDACATI. I sindacati hanno incontrato oggi ministri che «non erano nelle condizioni di rispondere», «non avevano il mandato», dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. E la leader della Cgil, Susanna Camusso, aggiunge: "Il problema è che non avevano mandato a discutere. Questa è la sintesi del rispetto che si ha per le parti sociali", è surreale".  IRA RENZI. «Trattare cosa? La cosa surreale è che Camusso dica che si deve trattare. È giustissimo che sindacato tratti ma tratta con gli imprenditori per salvare posti di lavoro. Il sindacato non fa trattative con il governo, non chiede permesso, le leggi non si scrivono con i sindacati ma in Parlamento». Così Matteo Renzi a '8 e mezzo'.  "FACCIANO I DEPUTATI". «Se i sindacalisti vogliono trattare si facciano eleggere, ce ne sono già, si troverebbero a loro agio». Continua Renzi a Otto e Mezzo. «Io ho detto ai ministri - prosegue il premier - che siamo disponibili ad ascoltare, ho detto che questa è la nostra manovra, se avete considerazioni da fare vi ascoltiamo se vi viene più comodo mandateci una mail, ma è ora di finirla di pensare che si alza uno e blocca gli altri».  "NO ALLE ELEZIONI". «Io mi sento di escludere le elezioni anticipate. Perchè credo che in questo momento l'Italia non ha bisogno di un presidente del consiglio che prende voti ma di un governo che cambia l'Italia. Se qualcuno in Parlamento si metterà contro, faremo un pò più fatica».  A PICCO LE BORSE. Gli investitori non vanno tanto per il sottile e bastonano l'Italia dopo l'esito degli esami della Bce. Nonostante solo due banche - Mps e Carige - siano state bocciate dal 'comprehensive assessment' dell'Eurotower, tutto il comparto bancario è stato tempestato dalle vendite. E lo spread tra Btp e Bund ha rialzato la testa, portandosi a 168 punti base. Il Ftse Mib ha chiuso con un tonfo del 2,4%, facendo molto peggio degli altri listini europei, da Londra (-0,4) a Parigi (-0,8%), da Francoforte (-0,9%) a Madrid (-1,4%), in una seduta su cui il sesto calo consecutivo dell'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche ha rinnovato i timori sull'economia dell'Eurozona. Le preoccupazioni sulla ripresa globale si sono riflesse nelle quotazioni del petrolio, sceso nuovamente sotto gli 80 dollari in corso di seduta a New York.

lunedì 27 ottobre 2014

Grillo a Palermo sfiducia e insulta Crocetta: non si sa cosa sia. Sulla mafia: "Quotiamola in Borsa"

Beppe Grillo scende a Palermo per sfiduciare il presidente della Sicilia Rosario Crocetta ed è subito show con strascico di polemiche assicurato. «Firmate nei banchetti per la sfiducia a questo qui e lo mandiamo via. Questo qui che non si capisce cosa sia, sotto ogni punto di vista», dice dopo aver gettato in pasto al pubblico qualche frase choc sulla mafia come "La mafia è stata corrotta dalla finanza", o "bisognerebbe quotarla in borsa".  Crocetta nel mirino L'attacco a Crocetta è solo uno dei passaggi del comizio di Grillo che davanti al Parlamento regionale ha parlato anche di mafia: «Bisognerebbe quotare la mafia in Borsa e se si investe si guadagnerebbe. 



Non dovrei dire queste cose, vedete domani i giornali titoleranno che Grillo inneggia alla mafia», aggiunge. E ancora: «La mafia è emigrata dalla Sicilia, è rimasta qualche sparatoria, qualche pizzo e qualche picciotto». «La Sicilia è un far west oscuro, riprendetevi la vostra identità».  Frasi choc «La mafia è stata corrotta dalla finanza, prima aveva una sua condotta morale e non scioglieva i bambini nell'acido. Non c'è differenza tra un uomo d'affari e un mafioso, fanno entrambi affari: ma il mafioso si condanna e un uomo d'affari no», continua Grillo. «Nelle associazioni a delinquere non ci sono ormai più delinquenti, ma imprenditori, affaristi e magistrati»  Jobs act Ma c'è tempo per parlare della riforma del lavoro del governo Renzi: «Il Jobs act è una idea tedesca fantastica, prendere una persone e dividerla per tre: l'occupazione aumenta e le ore lavorative sono sempre le stesse. In Germania il Jobs act ha fallito e lo hanno rifilato all'Italia», dice l'ex comico.

fonte

Matteo Renzi: "Ci tocca cambiare il Paese" Alla Leopolda, "siamo al governo per fare"

"Questa è la Leopolda, il luogo è lo stesso ma noi siamo al governo, io, noi, e se siamo al governo non è per occupare una sedia, ci tocca cambiare il Paese, perché quella bicicletta ce la siamo andati a prendere, ora è arrivato il momento di prenderci terribilmente sul serio". Lo ha detto Matteo Renzi alla Leopolda. "Ci raccontano che facciamo le cose un po' per caso. Noi, invece, abbiamo un disegno organico", ha aggiunto il premier.
"Partiamo dal fatto - ha spiegato - che il mondo è interconnesso, un gran casino e che l'Italia ha un futuro se cambia sé stessa ma deve liberarsi di alcune paure". Iniziando a investire "nella politica estera che è una cosa seria, se si investe nella politica estera dell'Europa è per restituire dignità e orgoglio alla politica".


Stoccata alla Lega sull'immigrazione - "La politica europea non è solo discussione sul deficit. So che la politica estera non scalda, ma quando la Lega riunisce i cittadini contro l'immigrazione ignora che i 100mila sbarchi non sono figli del caso ma perché la Libia è saltata e meno male che sulla nostra nave può nascere una bambina altrimenti il Mediterraneo sarebbe sia culla che tomba", ha proseguito difendendo "Mare Nostrum" e sferzando il Carroccio.

"In Ue nessuno è così stupido da impiccare un Paese a una virgola" -
"In Europa per me è una battaglia tutte le volte ma non perché mi metto a litigare sullo zero virgola. Nessuno in Europa è così stupido da impiccare un Paese a una virgola ma c'è un atteggiamento, paradossalmente portato da alcuni italiani, per cui l'Italia non solo è un problema", ha sottolineato. "C'è un atteggiamento tutto italiano di funzionari che pensano in Ue di fare carriera parlando male del nostro Paese, un riflesso pavloniano per cui l'Italia è un problema. Ci sono regole in Europa che farebbero diventare euroscettico anche Adenauer", ha ribadito il presidente del Consiglio.

"Nel Pd c'è chi è ancorato al passato" -  Sui problemi all'interno del Pd: "Di fronte al mondo che cambia a questa velocità, puoi discutere quanto vuoi ma il posto fisso non c'è più. Siccome è cambiato tutto, la monogamia aziendale è in crisi, un partito di sinistra che fa: un dibattito ideologico sulla coperta di Linus o chi perde il posto di lavoro trova uno Stato che si prende carico di lui?". E poi: "Quelle come quella di ieri della Cgil sono manifestazioni politiche, e io le rispetto, e non ho paura che si crei a sinistra qualcosa di diverso, sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o provare a cambiare il futuro". Ma, ha ribadito, "non si creano posti di lavoro a colpi di cortei".

"L'Italia porta avanti il tema della crescita in Europa" - "A chi va in piazza a manifestare dico, con il rispetto che si deve, che questa storia della crescita e contro l'austerità qui in Europa la porta avanti solo l'Italia, l'idea di cambiare il modo di percepire l'Europa, è del Pd", ha poi detto.

"Art.18 è come iPhone a gettoni" -
"Nel 2014 aggrapparsi a una norma del 1970 che la sinistra di allora non votò è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E' finita l'Italia del rullino". Così Matteo Renzi criticando dal palco della Leopolda, tra gli applausi, chi difende l'art.18.

"Tagli alle tasse con il ddl stabilità" - Sulla legge di stabilità, poi ha affermato: "Abbiamo tagliato 18 mld di euro di tasse. Non è un'operazione elettorale ma di giustizia sociale".

Stilettata alla vecchia guardia del Pd - Sul finale stilettata alla vecchia guardia della sinistra: C'è chi si "imbarazza perché dopo 25 anni uno riesce a mettere insieme le persone che parlano di politica. A chi ha detto che la Leopolda è imbarazzante (lo ha detto Rosy Bindi, ndr) diciamo che non consentiremo a quella classe dirigente di riprendersi il Pd".

Infine il saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Quando si sentono tante menzogne nei confronti del nostro Capo dello Stato, credo sia doveroso che l'Italia per bene faccia sentire tutto l'affetto".


fonte

sabato 25 ottobre 2014

Renzi apre la Leopolda: "Vinceremo se smentiremo che l'Italia è irriformabile"

"La Leopolda non è mai stato un partito e nemmeno una corrente". Lo ha detto il premier Matteo Renzi aprendo la kermesse fiorentina. Parlando della scenografia scelta per l'occasione, quella di un garage, ha aggiunto: "E' il posto in America delle start up, in Italia si sono sempre fatte battute sulle differenze con i nostri garage. Tocca a noi farle smettere. Ma il garage è anche il luogo in cui la macchina è ferma e bisogna farla ripartire".
 
 "La Leopolda del 2011 - ha spiegato Renzi - mi ha fatto capire che questo Paese era scalabile, so che questo termine creerà polemiche ma lo dico: per anni ci hanno raccontato che l'Italia era un Paese chiuso, eppure giorno dopo giorno ci rendevamo conto che si potevano cambiare le cose sul serio, presa, rivoltata e cambiata".

La nuova sfida, per il premier, è una. "Siamo partiti da 0, ci siamo presi il partito, siamo al governo del Paese, stiamo facendo quello che volevamo, abbiamo smentito tutti. Ma non serve a niente se non smentiremo il luogo comune che l'Italia è irriformabile, lo pensano a Bruxelles, a Roma, dietro l'angolo, sono dovunque".


fonte

mercoledì 11 settembre 2013

DECADENZA BERLUSCONI, BRUNETTA: "IL COLLE HA FRENATO IL PD"

«Il Pd evidentemente si è accorto di aver sbagliato, l'accelerazione era sbagliata. Pensare la decadenza del senatore Berlusconi in 24 ore era follia pura. Evidentemente qualcuno se ne è accorto e qualcuno ha frenato il Partito democratico. Penso, molto probabilmente, anche se non lo so con esattezza, il Colle più alto». Lo ha detto il presidente dei deputati Pdl Renato Brunetta, a 'Radio Anch'io' su Radio Uno.
«Il Partito democratico -ha sottolineato- ha fatto marcia indietro e si è diffuso un pò di buon senso, solo un pò di buon senso. Loro insistono a dire, senza se e senza ma, che la decadenza debba essere decisa e al più presto e sul più presto sono anche d'accordo, perchè questa incertezza deve finire». «Noi siamo dell'avviso -ha aggiunto- che l'applicazione della legge Severino sia incostituzionale, che non si può applicare la legge Severino in forma retroattiva, e chiediamo che sia la Corte Costituzionale oppure la Corte del Lussemburgo a decidere. Metà Paese la pensa così, metà dei costituzionalisti la pensano così, i dubbi sono chiarissimi da questo punto di vista. Non capisco -ha concluso Brunetta- perchè il Partito democratico, alleato di maggioranza, insista in questa posizione se non per ragioni politiche».

CONFINDUSTRIA: "RECESSIONE FINITA, ITALIA A UNA SVOLTA". MA PRESSIONE FISCALE RECORD

L'Italia sta uscendo dalla crisi, con la recessione che finisce nel terzo trimestre dell'anno.

Lo afferma il Centro studi diConfindustria (Csc), che nelle previsioni colloca l'interruzione della caduta del Pil nel terzo trimestre di quest'anno e il ritorno a variazioni positive nel quarto (+0,3%). L'economia italiana è arrivata «al punto di svolta», anche se la ripresa sarà «lenta».

POLITICA CRUCIALE L'uscita dell'Italia dalla recessione «sarà lenta». Lo scrive il Centro studi diConfindustria nell'ultimo rapporto sugli scenari economici, sottolineando che «sulla strada della ripresa persistono infatti rischi, interni e internazionali, e ostacoli. Cruciale - aggiunge - è la stabilità politica».

PIL Migliorano le previsioni del Centro studi di Confindustria (Csc) sul Pil italiano. Le stime diffuse oggi indicano una contrazione dell'1,6% per il 2013 (contro il -1,9% delle previsioni di giugno) ed una crescita dello 0,7% per il 2014 (dal precedente +0,5%).

PRESSIONE FISCALE La pressione fiscale raggiungerà nel 2013 il valore record del 44,5% del Pil (dal 44% del 2012) e rimane molto alta nel 2014 (si attesterà al 44,2%). Lo scrive il Centro studi diConfindustria nelle nuove previsioni, aggiungendo che la pressione effettiva, escluso il sommerso, toccherà il 53,5% quest'anno e il 53,2% nel 2014.

domenica 18 agosto 2013

IMU, LETTA: "SOLUZIONE ENTRO FINE MESE". TAGLI SU AUTO BLU E AEREI DI STATO

Con la riduzione delle auto blu e degli aerei di Stato, il premier Enrico Letta annuncia i tagli a favore della Protezione Civile. Le auto di servizio presso la presidenza del Consiglio dei ministri subiranno un taglio del 25%.
VOLI E AEREI Voli di Stato «più che dimezzati» e vendita dei tre dei dieci aerei della flotta della presidenza del Consiglio. Sono le misure annunciate dal premier Enrico Letta, che annuncia un risparmio di «circa 50 milioni», che saranno «assegnati alla Protezione civile per rendere più forte il contrasto agli incendi» con elicotteri e Canadair.

IMU «Ribadisco che troveremo una soluzione entro il 31 agosto». Così il premier Enrico Letta, annunciando tagli su auto blu e voli di stato a Palazzo Chigi, risponde a chi gli chiede se sull'Imu il governo troverà una soluzione già nel consiglio dei ministri del 23 agosto.

DALL'OGLIO «Purtroppo non abbiamo notizie» sul gesuita Padre Dall'Oglio, che, secondo quanto annunciato da un sito arabo sarebbe morto. Lo dice il presidente del Consiglio EnricoLetta. «Ho cercato anche adesso le ultime notizie -aggiunge il premier- non c'è nessuna conferma. Ovviamente siamo tutti trepidanti per una informazione che è arrivata dalla Siria. Siamo alla ricerca di informazioni e di contatti ogni minuto, in contatto continuo con la Farnesina e i Servizi».