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giovedì 15 giugno 2017

Prove di teletrasporto: particelle di luce mantengono il legame dopo 1200 km

Uno studio coordinato dalla University of Science and Technology cinese e pubblicato sulla rivista Science permette di fare un passo in avanti verso nuove reti di comunicazione.


Uno studio coordinato dalla University of Science and Technology cinese e pubblicato sulla rivista Science permette di fare un fondamentale passo in avanti verso nuove reti di comunicazione e verso una sorta di teletrasporto. Due particelle di luce sono state trasmesse ad una distanza di più di 1.200 chilometri tra la Terra e lo spazio suborbitale, rimanendo correlate e assumendo l'una le caratteristiche dell'altra.
Il fenomeno "entanglement" - La trasmissione si è basata su un fenomeno della fisica quantistica definito "entanglement": le due particelle di luce, o fotoni, restano "collegate" anche se si trovano a grande distanza l'una dall'altra e la misurazione delle caratteristiche di una determina che anche l'altra assuma istantaneamente le stesse caratteristiche.
Esperimento innovativo - In passato erano già stati tentati esperimenti simili ma le trasmissioni si erano limitate ad una distanza di circa 100 chilometri, perché la correlazione tra le particelle si perde se queste vengono trasmesse attraverso le fibre ottiche o attraverso l'aria vicino al suolo.
"Spezzettare la trasmissione" - Un modo per superare il problema è quello di "spezzettare" la trasmissione lungo le fibre ottiche facendogli fare molte tappe, purificando e immagazzinando continuamente le informazioni ad ogni sosta.
Utilizzo di laser e satelliti - I ricercatori cinesi, guidati da Juan Yin, hanno utilizzato invece un altro approccio che si basa sull'utilizzo di laser e satelliti. Il gruppo ha usato il satellite cinese Micius, sfruttandolo per comunicare con tre stazioni a terra sparse per la Cina, distanti ognuna circa 1.200 chilometri dalle altre. La distanza tra il satellite e le stazioni varia dai 500 ai 2.000 chilometri.
Fascio laser - Dal satellite è partito un fascio laser che ha trasmesso le particelle di luce correlate tra loro alle diverse stazioni a terra, dove sono state misurate. I fotoni, dopo aver viaggiato per lunghe distanze, hanno mantenuto il loro legame pur trovandosi a più di 1200 chilometri gli uni dagli altri.

venerdì 24 luglio 2015

Scoperto il pianeta gemello della Terra. Si chiama Kepler 452B, potrebbe esserci vita

Una stella intorno alla quale orbita, come il nostro Sole. Un anno di 385 giorni. La medesima alternanza giorno/notte. Forza di gravità, temperatura, clima e terreno favorevoli alla presenza di acqua. Il pianeta gemello della Terra si chiama Kepler 452b: così lo ha battezzato la Nasa, che ieri ne ha annunciato la sua storica scoperta.   


 Primo indizio della soluzione all’eterna domanda dell’uomo: Siamo soli nell’universo. Se la risposta è ancora lontana, il pianeta gemello è, invece, abbastanza “vicino” da poter essere studiato. E, soprattutto, tanto simile da consentire di sperare, almeno a giudicare dalla sincera emozione con cui i dirigenti della Nasa hanno dato la notizia. 



Le uniche differenze tra i due pianeti sono nei numeri: è più grande per dimensioni - una volta e mezzo la Terra - e anche per età, con i suoi sei miliardi di anni. Una distanza questa che potrebbe rivelarsi molto interessante per la nostra ricerca, consentendoci di osservare addirittura il futuro del pianeta, almeno per clima e condizioni. «Siamo alla vigilia di poter osservare un pianeta simile alla Terra» ha annunciato Jon Grunsfeld, direttore delle missioni scientifiche della Nasa. Ora occorrerà procedere alle analisi dell’atmosfera e di ogni ulteriore dato, nel tentativo di acquisire il maggior numero possibile di informazioni utili. 


Una scoperta straordinaria, non a caso accompagnata dall’annuncio di nuove imprese: nel 2017 la Nasa lancerà un nuovo telescopio proprio per studiare i pianeti vicini con similitudini alla Terra. Kepler 452b è stato localizzato nella zona Goldilocks, area abitabile di un sistema solare che si trova a 1400 anni luce da noi. A individuarlo è stato il telescopio Kepler, lanciato nel 2009 in orbita con l’obiettivo di trovare stelle simili al Sole. «Possiamo pensare a 452-b come un cugino più vecchio della Terra, che ci dà l’opportunità di osservare come il nostro pianeta potrebbe evolversi» ha spiegato Jon Jenkins, capo analista del telescopio Kepler. E, forse - fantasia e fantascienza corrono inevitabilmente alla possibilità di trovare altre forme di vita - anche di studiare l’evoluzione di altri esseri.

domenica 18 agosto 2013

SALERNO, STRANA PIETRA PRECIPITA IN UN CAMPO. I TESTIMONI: "È UN METEORITE"

Una scia luminosa nel cielo e la felicità di credere che fosse una stella. Era il 28 luglio, magari una stella in anticipo.

La traettoria di quella scia era finita nel cortile di quella casa di Torello, a Mercato San Severino. Mario Pellegrino, il padrone di casa, l’aveva vista cadere, e aveva enumerato i desideri: un po’ di soldi, la salute per sè e per tutti i familiari. Desideri, alla fine, modesti. Lui sognava la svolta.  Ma non volle esagerare. 




La mattina dopo Mario Pellegrino, sessant’anni, la licenza di fuochista appesa da qualche parte in casa, credette di aver sognato. Andò fuori, giusto per togliersi ogni scrupolo. E nel recinto del suo maialino trovò una pietra con un forte odore di zolfo.

Un meteorite? Ne sapeva poco e così, un po’ emozionato e pure incerto, bussò alla porta del suo amico Vincenzo Moreno, a un tiro di schioppo da Torello. Gli mostrò quella pietra. 



Nemmeno Vincenzo ne sapeva molto. La pietra finì in una busta, come una reliquia. Pensarono: vabbè e se fosse preziosa? Se, invece che la stella, potevano legare a questo strano minerale la loro fortuna? Toccò a Mario custodire quello sconosciuto tesoro. Lui è stato custode per una vita, alla Polveriera, dove si fabbricano i botti per le feste patronali. Sa come si maneggia una cosa delicata. Vincenzo, invece, ha fatto il sarto, una vita a tagliare e cucire. E così hanno pensato di mostrarla a qualcuno, ma chi valuta se una pietra è o non è un pezzo di un universo o poco più di una pietra pomice?

Così hanno voluto fotografarla e lanciare un appello attraverso il nostro giornale. Cos’è questa pietra e quanto vale? E nel pomeriggio infuocato della vigilia di Ferragosto si sono messi in cammino, la pietra sempre nella tasca dei pantaloni di Mario, il proprietario della pietra. «Qualche esperto la vedrà sul giornale e ci dirà, noi non ne capiamo nulla». Fosse stata una stella, avrebbero potuto affidarle i propri desideri. Ma col meteorite, come si fa? Il dieci agosto tutti e due hanno guardato il cielo, insieme. Ma non c’erano stelle e neppure meteoriti.