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mercoledì 20 maggio 2015

Al confine con la Francia arriva il campo Rom: e il sindaco propone un ‘muro’ per bloccarli

Muro anti-rom per proteggere i cittadini. Questa è l’iniziativa choc del comune belga di Mouscron. Il sindaco vuole costruire un muro protettivo ai confini con il comune francese di Wattrelos.



Secondo quanto riporta il quotidiano belga Derniere Heure, Wattrelos ha individuato uno spazio accanto ad un parco, a pochi metri dal confine con il comune belga di Mouscron, per sistemare le 24 roulotte di nomadi che oggi non hanno un posto assegnato. 


«Creare uno spazio apposito è un obbligo di legge per le cittadine sopra i 5000 abitanti», ha spiegato il vicesindaco del comune francese, Henri Gadaut, responsabile proprio dei rom.  L’idea, però, non piace ai belgi al confine che già si lamentavano per le frequenti ‘incursioni’ dei rom da Wattrelos a Mouscron: «Questa decisione non fa che spostare il problema, e in generale a nessuno piace che dall’oggi al domani sorga un campo rom proprio di fronte alla propria finestra, e non importa che sia creato per motivi di sicurezza o altro», ha detto il sindaco del comune belga Alfred Gadenne, il quale ha chiesto formalmente ai suoi vicini di creare un ‘muro’ che protegga i suoi cittadini. «Abbiamo chiesto che si eretto un muro attorno al campo rom dal lato della frontiera belga, in modo che le persone non abbiano accesso diretto al Belgio ma dovranno fare il giro e quindi non potranno venire sistematicamente. Lo scopo non è nascondere queste persone, ma mettere in pratica dei dispositivi di sicurezza», ha spiegato il sindaco.

mercoledì 25 marzo 2015

Airbus Germanwings, la tragedia della scolaresca maledetta: 16 studenti e due prof tra le vittime

Ragazzi di circa sedici anni, della decima classe. Tornavano a casa dopo una settimana in Spagna, per un progetto di scambio interculturale: un'esperienza tipica e molto diffusa in Germania, per quell'età. Sull'aereo della Germanwings precipitato oggi nelle Alpi francesi viaggiava anche una scolaresca di 16 alunni e due insegnanti del Ginnasio di Haltern am See, cittadina tedesca del Nordreno-Westfalia. All'aeroporto di Barcellona, gli studenti erano stati accompagnati stamattina dalle famiglie che li avevano ospitati per una settimana. Un inconsapevole addio. 


A confermare che, per tornare a casa, avessero preso proprio quel volo maledetto, è stato il direttore della scuola catalana gemellata col Joseph-Koenig Gymnasium, e quando è giunta la notizia, nell'istituto tedesco, le lezioni sono state improvvisamente sospese. La missione immediata che si è data la scuola era un'unità di crisi, per sostenere i genitori delle giovanissime vittime e i loro compagni.
«È il giorno più nero della storia di questa città. Il peggio che ci si possa aspettare», ha detto il sindaco Bodo Kimpel. Un uomo visibilmente provato, che ha trattenuto a stento il pianto mentre parlava ai giornalisti, in una conferenza stampa improvvisata nel piccolo centro che conta 38 mila anime. «Le famiglie vengono assistite da psicologi - ha anche spiegato - in modo molto professionale». E domani la scuola non si ferma: «Ma non si terranno lezioni normali ovviamente - ha detto il sindaco - si cercherà di affrontare con i ragazzi questa terribile esperienza». Nella piccola città della Westfalia si conoscono tutti, e la tragedia di oggi rappresenta un lutto collettivo, che sarà difficile da superare. Stasera candele e fiori sono le armi per combattere l'angoscia di una catastrofe per ora «quasi impossibile da realizzare», come ha commentato uno dei tanti testimoni sul posto.  «I ragazzi erano di ritorno da una settimana in Spagna dove avevano trascorso un bel periodo. Quello che è accaduto è tragico e terribilmente triste e ci lascia senza parole», ha commentato la ministra dell'istruzione del Land Sylvia Loehrmann, che nel pomeriggio ha confermato ufficialmente la notizia. E su facebook è comparso il messaggio di cordoglio di un personaggio famoso di questo piccolo centro, il calciatore della nazionale tedesca Benedikt Hoewedes.

Francia, airbus si schianta con 150 passeggeri. Relitto ritrovato, sono tutti morti

Spagnoli, tedeschi, turchi, un belga, un israeliano. Una scolaresca di sedici ragazzini tedeschi al ritorno da un programma di scambio. Il baritono Oleg Bryjak e il contralto Maria Radner, noti cantanti lirici dell’Opera di Dusseldorf. E due neonati. Sono 150 - 144 passeggeri, due piloti e quattro membri dell’equipaggio - le vittime dell’incidente aereo che, ieri, ha visto un volo della Germanwings, low cost del gruppo Lufthansa, schiantarsi contro una montagna del massiccio dei Trois evechés in Francia meridionale, nei pressi di Barcelonette.  


Partito alle 9.55 da Barcellona per raggiungere Dusseldorf, l’Airbus A320 è scomparso dai radar un’ora circa dopo il decollo, alle 10.40. Immediata la partenza dei soccorsi, senza la speranza, però, di trovare superstiti. Il relitto è in una zona difficile da raggiungere, a 2700 metri di altezza, i rottami sono sparsi nel raggio di due chilometri. «Nessun sopravvissuto», assicura il premier francese Manuel Valls. Secondo un testimone, il volo faceva «strani rumori» prima di abbattersi: «Il rumore è durato circa 8 secondi, sembrava volasse più lentamente di un aereo militare. Poi c’è stato un altro prolungato rumore, 30 secondi dopo». «L’aereo è entrato nella montagna e si è disintegrato - ha raccontato un soccorritore che ha sorvolato la zona in elicottero - è difficile perfino riconoscere i rottami. Una scena spaventosa».  Secondo le primissime ricostruzioni, l’aereo sarebbe salito a quota novemila metri per poi scendere a circa duemila, in appena otto minuti. Una manovra anomala, forse d’emergenza, mai comunicata. Rimangono un mistero, dunque, le cause dell’incidente e dell’interruzione di ogni contatto con l’aereo. Proprio il silenzio ha messo in allarme il controllo aereo.

L’incidente è il primo di una low cost in Europa e uno dei più gravi degli ultimi dieci anni. Molte le congetture, dettate soprattutto dalle prime confuse indiscrezioni secondo le quali la rotta sarebbe stata anomala, subito smentite dalla compagnia aerea. La rotta era giusta e giusta era pure la quota. Sarà la scatola nera, ritrovata in serata, a spiegare forse cosa è accaduto sull’aereo in quei pochi e terribili minuti. L’Airbus era stato a terra per tutto il giorno precedente il volo per problemi alla “nose landing door”, ossia agli sportelli che lasciano uscire il carrello, che la Lufthansa assicura, però, completamente risolti.  Intanto, però, il giallo rimane e si fa più fitto. Un altro volo della Germanwings, la cui partenza era prevista per le 20, è rimasto a terra, cancellato per «ragioni operative». Cancellati anche altri voli in Europa, almeno trenta, della medesima compagnia. La Lufthansa motiva la situazione specificando «gli equipaggi non sono completi». Lo stop, secondo alcuni testimoni, sarebbe stato dato da piloti e assistenti di volo per «consultarsi».

mercoledì 29 ottobre 2014

Diabete, un sensore permetterà di rilevare la glicemia senza pungere il dito

Per la prima volta, un dispositivo permetterà a una persona con diabete di monitorare la glicemia senza doversi pungere il dito. Si chiama FreeStyle Libre, ed è stato approvato in sette Paesi europei: Italia, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Svezia e Regno Unito. Frutto della ricerca Abbott, il dispositivo è composto da un sensore e da un lettore.   Il sensore, grande quanto una moneta da 2 euro, si indossa sulla parte posteriore del braccio e, attraverso un sottile filamento che si inserisce sottocute, rileva il livello di glucosio nei fluidi interstiziali e ne memorizza continuamente i valori, giorno e notte. È progettato per restare applicato al corpo fino a 14 giorni e può essere indossato anche sotto la doccia o in piscina. Il lettore è invece uno strumento elettronico che, avvicinato al sensore, rileva in meno di un secondo, anche attraverso gli indumenti, il valore glicemico misurato dal sensore e lo riporta in modo chiaro e intuitivo sul suo touch screen a colori.  «Questo sistema apre una nuova era nel monitoraggio della glicemia - afferma Emanuele Bosi, professore di Diabetologia all'Università Vita-Salute, S.Raffaele, di Milano - poichè elimina il peso del controllo della glicemia e permette a pazienti e medici di comprendere meglio il profilo glicemico e attuare le migliori strategie terapeutiche». Ma l'importanza di eliminare la puntura del dito per misurare la glicemia, riveste, per Salvatore Caputo, presidente di Diabete Italia, un'importanza ancora maggiore: «Basti pensare - osserva - che in Italia per un diabetico su due la puntura del dito è un buon motivo per non testarsi e che la maggioranza delle persone con diabete non misura regolarmente la glicemia, col risultato che va incontro a crisi ipoglicemiche tre volte di più di chi si controlla regolarmente e viene ospedalizzato il doppio delle volte con costi del 66% superiori per il Sistema sanitario». Il dispositivo però non è al momento passato dal Servizio sanitario e può essere acquistato sul sito www.freestylelibre.it, al costo indicativo di 4 euro al giorno. 

Fonte

martedì 6 agosto 2013

Francia, petizione online contro Carla Bruni: "Renda i soldi spesi dallo Stato per il suo sito"

Decine di migliaia di firme sono state raccolte su Internet in Francia contro l'ex Premiere dame, Carla Bruni-Sarkozy, finita nella bufera per aver finanziato il suo sito web da 410.000 euro con i soldi dei contribuenti. E nella petizione oltre 50mila persone chiedono che l'ex modella italiana rimborsi la somma, sborsata dallo Stato quando il marito, Nicolas Sarkozy, era presidente.Il testo della petizione è stato lanciato da Nicolas Bousquet, un web-designer che, da esperto del settore, considera quei 410.000 euro un costo spropositato, di quaranta volte superiore al prezzo normale di mercato. E' un sito molto semplice, senza grossi sforzi tecnici e di cui alcune parti non vengono aggiornate regolarmente", osserva. "Visto che la Fondazione Carla Bruni agisce per aiutare 'le persone vulnerabili', le chiediamo di restituire questi soldi facendo un dono di 410.000 euro ad associazioni caritative che operano per i più bisognosi", spiegano i firmatari, che tengono anche a sottolineare come i cittadini non siano "la banca dei propri eletti: paghiamo le tasse per la comunità, non per soddisfare i loro capricci lussuosi o quelli dei loro cari".
Da parte sua, la Fondazione Carla Bruni-Sarkozy cerca di difendersi, sottolineando che i contenuti del sito non hanno ricevuto un euro di contributi pubblici. "Tutti i contenuti visibili su questo sito sono stati integralmente finanziati dalla Fondazione. Non sono stati in alcun modo finanziati dallo Stato o da qualsiasi altra entità esterna alla Fondazione, e questo dai tempi della creazione del sito". Ma i promotori della petizione non si lasciano convincere dalla risposta (che tra l'altro si riferisce ai contenuti e non alla realizzazione del sito), anche perché un recente rapporto della Corte dei Conti di Parigi ha rilevato tutte le spese internet dell'Eliseo, incluso il sito della Bruni costato 330.000 euro nel 2011 e 80.000 euro nel 2012, "interamente a carico dello Stato e dunque dei contribuenti".