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venerdì 20 novembre 2015

Legge di stabilità, il governo pone la fiducia sul maxiemendamento al Senato

Il governo pone la fiducia sul maxiemendamento alla legge di stabilità, nell'aula di palazzo Madama. 


Il ministro per i Rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, prendendo la parola in aula ha posto la questione di fiducia «sull'emendamento interamente sostitutivo» del disegno di legge, «recante le modifiche approvate dalla commissione» Bilancio. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha quindi convocato la capigruppo per stabilire il calendario dei lavori.

venerdì 31 ottobre 2014

Successione alla Farnesina, Napolitano boccia i nomi proposti da Renzi

Sul successore di Federica Mogherini (dimessasi perché nominata commissario agli Esteri europeo) alla Farnesina è stallo tra governo e Quirinale. Il premier Matteo Renzi è salito al Colle per un confronto con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per cercare di colmare la distanza di vedute sulle caratteristiche del nuovo ministro. Ma Napolitano avrebbe bocciato i nomi dei papabili.

 Renzi avrebbe avanzato una rosa di nomi femminili: Lia Quartapelle, deputata 32enne alla prima legislatura con un'esperienza di ricercatrice all'Ispi; la vicepresidente della Camera Marina Sereni; l'ambasciatrice Elisabetta Belloni e Marta Dassù, attualmente nel Cda di Finmeccanica. Per il premier sarebbe determinante mantenere un numero uguale di uomini e donne nel suo governo, motivo per cui avrebbe scartato possibili candidati maschili, tra i quali, in pole, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli. Anche se una delle opzioni valutate sarebbe stata quella di affiancare a Pistelli la Quartapelle come sottosegretario alla cooperazione.

Secondo il capo dello Stato, però, il criterio della parità di genere non può essere il solo faro che dovrebbe guidare nella scelta del prossimo capo della diplomazia italiana. Napolitano avrebbe dunque invitato Renzi ad aprire una riflessione cambiando metodo: prima vanno valutati i tanti dossier di politica estera, dalla Libia all'Ucraina, che aspettano al varco il prossimo ministro. E dopo, in base alle priorità internazionali, si possono valutare i curricula e le capacità migliori per scegliere il titolare della Farnesina. Che nei desiderata del presidente della Repubblica dovrebbe avere un alto profilo riconosciuto all'estero e capace anche politicamente di affrontare i tanti e delicati fronti internazionali che vedono impegnata l'Italia.


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martedì 28 ottobre 2014

Manovra, ira dei sindacati. Renzi a "Otto e Mezzo": "Vogliono trattare? Facciano i deputati"

Uno scontro durissimo sulla legge di stabilità che non conosce mezzi termini. Dopo la protesta in piazza di sabato, Renzi e i sindacati (la Cgil in particolare) si lanciano nuovamente messaggi di guerra. Una giornata iniziata con l'incontro tra governo e parti sociali e conclusa con un fiammeggiante premier ospite di "Otto e Mezzo". 
IRA SINDACATI. I sindacati hanno incontrato oggi ministri che «non erano nelle condizioni di rispondere», «non avevano il mandato», dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. E la leader della Cgil, Susanna Camusso, aggiunge: "Il problema è che non avevano mandato a discutere. Questa è la sintesi del rispetto che si ha per le parti sociali", è surreale".  IRA RENZI. «Trattare cosa? La cosa surreale è che Camusso dica che si deve trattare. È giustissimo che sindacato tratti ma tratta con gli imprenditori per salvare posti di lavoro. Il sindacato non fa trattative con il governo, non chiede permesso, le leggi non si scrivono con i sindacati ma in Parlamento». Così Matteo Renzi a '8 e mezzo'.  "FACCIANO I DEPUTATI". «Se i sindacalisti vogliono trattare si facciano eleggere, ce ne sono già, si troverebbero a loro agio». Continua Renzi a Otto e Mezzo. «Io ho detto ai ministri - prosegue il premier - che siamo disponibili ad ascoltare, ho detto che questa è la nostra manovra, se avete considerazioni da fare vi ascoltiamo se vi viene più comodo mandateci una mail, ma è ora di finirla di pensare che si alza uno e blocca gli altri».  "NO ALLE ELEZIONI". «Io mi sento di escludere le elezioni anticipate. Perchè credo che in questo momento l'Italia non ha bisogno di un presidente del consiglio che prende voti ma di un governo che cambia l'Italia. Se qualcuno in Parlamento si metterà contro, faremo un pò più fatica».  A PICCO LE BORSE. Gli investitori non vanno tanto per il sottile e bastonano l'Italia dopo l'esito degli esami della Bce. Nonostante solo due banche - Mps e Carige - siano state bocciate dal 'comprehensive assessment' dell'Eurotower, tutto il comparto bancario è stato tempestato dalle vendite. E lo spread tra Btp e Bund ha rialzato la testa, portandosi a 168 punti base. Il Ftse Mib ha chiuso con un tonfo del 2,4%, facendo molto peggio degli altri listini europei, da Londra (-0,4) a Parigi (-0,8%), da Francoforte (-0,9%) a Madrid (-1,4%), in una seduta su cui il sesto calo consecutivo dell'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche ha rinnovato i timori sull'economia dell'Eurozona. Le preoccupazioni sulla ripresa globale si sono riflesse nelle quotazioni del petrolio, sceso nuovamente sotto gli 80 dollari in corso di seduta a New York.

lunedì 27 ottobre 2014

Grillo a Palermo sfiducia e insulta Crocetta: non si sa cosa sia. Sulla mafia: "Quotiamola in Borsa"

Beppe Grillo scende a Palermo per sfiduciare il presidente della Sicilia Rosario Crocetta ed è subito show con strascico di polemiche assicurato. «Firmate nei banchetti per la sfiducia a questo qui e lo mandiamo via. Questo qui che non si capisce cosa sia, sotto ogni punto di vista», dice dopo aver gettato in pasto al pubblico qualche frase choc sulla mafia come "La mafia è stata corrotta dalla finanza", o "bisognerebbe quotarla in borsa".  Crocetta nel mirino L'attacco a Crocetta è solo uno dei passaggi del comizio di Grillo che davanti al Parlamento regionale ha parlato anche di mafia: «Bisognerebbe quotare la mafia in Borsa e se si investe si guadagnerebbe. 



Non dovrei dire queste cose, vedete domani i giornali titoleranno che Grillo inneggia alla mafia», aggiunge. E ancora: «La mafia è emigrata dalla Sicilia, è rimasta qualche sparatoria, qualche pizzo e qualche picciotto». «La Sicilia è un far west oscuro, riprendetevi la vostra identità».  Frasi choc «La mafia è stata corrotta dalla finanza, prima aveva una sua condotta morale e non scioglieva i bambini nell'acido. Non c'è differenza tra un uomo d'affari e un mafioso, fanno entrambi affari: ma il mafioso si condanna e un uomo d'affari no», continua Grillo. «Nelle associazioni a delinquere non ci sono ormai più delinquenti, ma imprenditori, affaristi e magistrati»  Jobs act Ma c'è tempo per parlare della riforma del lavoro del governo Renzi: «Il Jobs act è una idea tedesca fantastica, prendere una persone e dividerla per tre: l'occupazione aumenta e le ore lavorative sono sempre le stesse. In Germania il Jobs act ha fallito e lo hanno rifilato all'Italia», dice l'ex comico.

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Matteo Renzi: "Ci tocca cambiare il Paese" Alla Leopolda, "siamo al governo per fare"

"Questa è la Leopolda, il luogo è lo stesso ma noi siamo al governo, io, noi, e se siamo al governo non è per occupare una sedia, ci tocca cambiare il Paese, perché quella bicicletta ce la siamo andati a prendere, ora è arrivato il momento di prenderci terribilmente sul serio". Lo ha detto Matteo Renzi alla Leopolda. "Ci raccontano che facciamo le cose un po' per caso. Noi, invece, abbiamo un disegno organico", ha aggiunto il premier.
"Partiamo dal fatto - ha spiegato - che il mondo è interconnesso, un gran casino e che l'Italia ha un futuro se cambia sé stessa ma deve liberarsi di alcune paure". Iniziando a investire "nella politica estera che è una cosa seria, se si investe nella politica estera dell'Europa è per restituire dignità e orgoglio alla politica".


Stoccata alla Lega sull'immigrazione - "La politica europea non è solo discussione sul deficit. So che la politica estera non scalda, ma quando la Lega riunisce i cittadini contro l'immigrazione ignora che i 100mila sbarchi non sono figli del caso ma perché la Libia è saltata e meno male che sulla nostra nave può nascere una bambina altrimenti il Mediterraneo sarebbe sia culla che tomba", ha proseguito difendendo "Mare Nostrum" e sferzando il Carroccio.

"In Ue nessuno è così stupido da impiccare un Paese a una virgola" -
"In Europa per me è una battaglia tutte le volte ma non perché mi metto a litigare sullo zero virgola. Nessuno in Europa è così stupido da impiccare un Paese a una virgola ma c'è un atteggiamento, paradossalmente portato da alcuni italiani, per cui l'Italia non solo è un problema", ha sottolineato. "C'è un atteggiamento tutto italiano di funzionari che pensano in Ue di fare carriera parlando male del nostro Paese, un riflesso pavloniano per cui l'Italia è un problema. Ci sono regole in Europa che farebbero diventare euroscettico anche Adenauer", ha ribadito il presidente del Consiglio.

"Nel Pd c'è chi è ancorato al passato" -  Sui problemi all'interno del Pd: "Di fronte al mondo che cambia a questa velocità, puoi discutere quanto vuoi ma il posto fisso non c'è più. Siccome è cambiato tutto, la monogamia aziendale è in crisi, un partito di sinistra che fa: un dibattito ideologico sulla coperta di Linus o chi perde il posto di lavoro trova uno Stato che si prende carico di lui?". E poi: "Quelle come quella di ieri della Cgil sono manifestazioni politiche, e io le rispetto, e non ho paura che si crei a sinistra qualcosa di diverso, sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o provare a cambiare il futuro". Ma, ha ribadito, "non si creano posti di lavoro a colpi di cortei".

"L'Italia porta avanti il tema della crescita in Europa" - "A chi va in piazza a manifestare dico, con il rispetto che si deve, che questa storia della crescita e contro l'austerità qui in Europa la porta avanti solo l'Italia, l'idea di cambiare il modo di percepire l'Europa, è del Pd", ha poi detto.

"Art.18 è come iPhone a gettoni" -
"Nel 2014 aggrapparsi a una norma del 1970 che la sinistra di allora non votò è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E' finita l'Italia del rullino". Così Matteo Renzi criticando dal palco della Leopolda, tra gli applausi, chi difende l'art.18.

"Tagli alle tasse con il ddl stabilità" - Sulla legge di stabilità, poi ha affermato: "Abbiamo tagliato 18 mld di euro di tasse. Non è un'operazione elettorale ma di giustizia sociale".

Stilettata alla vecchia guardia del Pd - Sul finale stilettata alla vecchia guardia della sinistra: C'è chi si "imbarazza perché dopo 25 anni uno riesce a mettere insieme le persone che parlano di politica. A chi ha detto che la Leopolda è imbarazzante (lo ha detto Rosy Bindi, ndr) diciamo che non consentiremo a quella classe dirigente di riprendersi il Pd".

Infine il saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Quando si sentono tante menzogne nei confronti del nostro Capo dello Stato, credo sia doveroso che l'Italia per bene faccia sentire tutto l'affetto".


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domenica 18 agosto 2013

CRISI, LETTA: "ABBIAMO FATTO TANTI SACRIFICI. BASTA SEGUIRE L'EUROPA, L'ITALIA PUÒ FARCELA"

«Dobbiamo avere maggiore fiducia in noi stessi. Uscire da quella cappa di sottovalutazione, autolesionismo, benaltrismo che troppo spesso ci toglie ossigeno. Dimostrare all'Europa e al mondo che non c'è più bisogno che ci si dica di fare i "compiti a casa"»: lo ha detto il premier Enrico Letta in un'intervista a "Il Sussidiario.Net" anticipando alcuni dei temi con cui aprirà domani il Meeting di Cl.
«I sacrifici li abbiamo fatti, l'Italia può farcela». «I sacrifici li abbiamo fatti e li stiamo facendo non perché ci sia qualcuno a imporceli, ma perché siamo un Paese adulto che vuole ricominciare a costruire il futuro dei propri figli. Un Paese che vuole parlare quel linguaggio della verità e della responsabilità al quale Napolitano ci ha richiamato. L'Italia può farcela: questo è il messaggio».

«Italia competitiva solo con Ue più solida e unita». «Il mondo cambia, il mondo corre - dice l'Italia - L'Italia, da sola, non può semplicemente reggere questa rivoluzione. Può, invece, farcela e tornare a competere solo dentro un'Europa più solida e unita, anche e soprattutto sul piano politico. Parlo però di un'Europa diversa da quella che abbiamo osservato in questi anni di crisi».

«Basta con l'Europa del rigore, ora serve l'europa dei popoli». «Quella che auspico - sottolinea Letta - non è l'Europa del rigore e basta, ma l'Europa dei popoli, quella che costruisce risposte concrete ai bisogni e ai problemi veri delle persone. E le conclusioni del Consiglio europeo di giugno contro la disoccupazione, «segnano un cambio di passo. E' in tale direzione che vogliamo e possiamo continuare a insistere».

BERLUSCONI: "NON MOLLO, RESISTO E VADO AVANTI". MINACCIA AL PD: CON DECADENZA GOVERNO A RISCHIO

«Farò sino all'ultimo l'interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio, io resisto. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio».
Parola di Silvio Berlusconi, che ieri sera in vivavoce si è rivolto così agli attivisti Pdl di Bellaria ,riviera riminese.

LA MINACCIA Silvio Berlusconi non intravede alcuna exit strategy giudiziaria dopo la condanna nel processo Mediaset e cresce a dismisura il nervosismo ad Arcore, ma anche tra le fila del Pdl che, come per un ordine di scuderia, ha alzato il tiro sul governo e avvertito il Pd: se in Giunta voterà per la decadenza del Cavaliere sappia che farà saltare Letta.
Non deve avere portato consiglio in quel di Arcore la nota del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Con il trascorrere dei giorni la matassa si ingarbuglia sempre di più e il Cavaliere, di umor nero, si sente sempre più stretto nell'angolo. Resta in trincea ad Arcore e con i suoi legali tenta di individuare ancora una possibile via di uscita che gli assicuri quella agibilità politica che gli consenta di rimanere in sella affrontando a testa alta anche le traversie giudiziarie. Ma, secondo quanto si apprende, ancora tutto resta in alto mare. Berlusconi sembra sempre meno convinto di ricorrere alla grazia e ripete: «Sarebbe come ammettere di essere colpevole»; e si guarda con trepidazione alle prossime mosse della Giunta delle immunità del Senato che il Pdl vorrebbe in qualche modo disinnescare.

Come? Semplice - dicono in coro nel centrodestra - basta che il Pd voti insieme al Pdl, e il Cavaliere sarebbe salvo e con lui tutto il governo. Oggi dal Pdl hanno martellato proprio su questo aspetto passando il cerino acceso nelle mani dei Democrat. Basta ascoltare le parole di esponenti come Antonio Leone il quale ha detto chiaro e tondo che se il Pd vota per la decadenza di Berlusconi da senatore, il governo Letta rischia grosso. Il messaggio è chiaro: per tenere in piedi Letta non si deve far cadere Berlusconi. E anche Fabrizio Cicchitto ha confermato la linea: senza la mediazione del Pd l'esecutivo va in panne. E certo - ha aggiunto - gli affondi di Zanda e Bindi non aiutano ma anzi avvelenano il clima.

Ma i Democrat continuano a volteggiare sul Cav e non fanno sconti anche a costo di mettere a repentaglio lo stesso governo. Rosy Bindi ha detto che non si piegherà mai al "baratto-ricatto" con la tenuta del governo, anche perché - ha argomentato - «se il Pd non voterà per la decadenza decreterà la propria
fine». Distanze siderali, dunque, che non promettono niente di buono per il Cavaliere, dato per spacciato anche da qualcuno che gli è vicino. E questo perché (come è noto), dopo Mediaset dietro l'angolo ci sono altre sentenze pesanti in arrivo: su Ruby e sulla compravendita di parlamentari.

Questa presa d'atto e di coscienza nel Pdl avrebbe generato una guerra intestina tra i falchi e le colombe, per spartisti i posti che contano, anche in vista della ristrutturazione del Pdl e quindi di nuovi organigrammi. Le colombe governative stanno fronteggiando uno degli assalti più feroci da parte dei rapaci doc. Amareggiati e preoccupati nel vedere Berlusconi proteso verso la "pitonessa" Daniela Santanchè perché - avrebbe spiegato - «Daniela è l'unica che mi difende».