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venerdì 20 maggio 2016

Inps, in arrivo il bonus fino a 500 euro: a luglio in busta paga, ecco chi ne avrà diritto

Arriverà a luglio il primo pagamento del bonus Inps per le famiglie, il beneficio concesso per il 2015 ai nuclei familiari numerosi e con Isee non superiore agli 8.500 euro. L'Istituto nazionale di previdenza sociale ha diffuso le istruzioni operative per la fruizione del cosiddetto bonus quarto figlio. Il primo pagamento da parte dell’Istituto verrà effettuato nel mese di luglio e sarà di massimo 500 euro. 


Le eventuali risorse residue rispetto al budget complessivo di 45 milioni di euro verranno ripartite proporzionalmente con una successiva integrazione. Per ricevere il beneficio non occorre presentare alcuna domanda poiché l’Inps utilizzerà, in automatico, la domanda già presentata dai beneficiari dell’assegno per i tre figli minori. Tuttavia l'istituto sottolinea come sia necessario che, nell’anno 2015 o 2016, sia stata presentata una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) dalla quale risultino almeno quattro figli minori, di cui il quarto figlio sia nato o adottato nel 2015. In assenza di una DSU con queste caratteristiche, occorre presentare una nuova DSU entro il 31 maggio 2016.  Al fine di consentire l'erogazione del bonus, l'Inps spiega come sia importante che gli Uffici comunali completino l’inserimento, nella procedura prestazioni sociali, delle richieste di pagamento relative alle domande di cui al citato articolo 65, già presentate dagli utenti per il 2015 e non ancora inserite da parte dei Comuni nella predetta procedura prestazioni sociali.  Qualora le domande di assegno per i tre figli minori già presentate per il 2015 non saranno inserite dai Comuni entro il prossimo 31 maggio, i pagamenti del bonus quarto figlio subiranno un ritardo tecnico e l’erogazione da parte dell’Istituto verrà effettuata solo nel mese di dicembre 2016.

lunedì 15 febbraio 2016

Pensioni, scoppia il caso reversibilità. Palazzo Chigi: "Il ddl non toglie ma dà"

Scoppia la polemica sul ddl che riordina le prestazioni di natura assistenziale e previdenziale come strumento unico, nell'intenzione del governo, di contrasto alla povertà con misure legate al reddito e al patrimonio. 

Nel ddl, tra le altre misure si prevede la possibilità di rivedere le pensioni di reversibilità, ovvero quelle erogate agli eredi alla morte del pensionato o del lavoratore che muore avendo maturato i requisiti per l'assegno. Il primo a tuonare è il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: «il governo - afferma - vuole tagliare le pensioni di reversibilità. In Commissione Lavoro alla Camera è arrivata la proposta renziana di legare all'ISEE le pensioni di reversibilità, fregando così migliaia di persone, soprattutto donne rimaste vedove. Rubando contributi effettivamente versati, per anni. Un governo che fa cassa sui morti mi fa schifo». In serata arriva la replica di Palazzo Chigi: «se ci saranno interventi di razionalizzazione saranno solo per evitare sprechi e duplicazioni, non per fare cassa in una guerra tra poveri. La delega del governo dà non toglie», stanziando per la prima volta un miliardo di euro strutturale su una misura unica di lotta alla povertà e predisponendosi a convogliare risorse europee su quello stesso strumento e sulla rete di servizi per la presa in carico offerti da comuni e terzo settore. Tuttavia, se dalle opposizioni è facile prevedere manifestazioni di protesta sul provvedimento, c'è da segnalare anche la presa di distanza di Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera ed esponente della minoranza Pd.  Il provvedimento, spiega l'ex ministro del lavoro, è «in sè positivo, ma prevede la possibilità di tagliare le pensioni di reversibilità. Per noi questo non è accettabile: si tratterebbe dell'ennesimo intervento dopo quelli, pesanti, del Governo Monti». «La previdenza - aggiunge - non può essere considerata la mucca da mungere». Damiano approfitta della situazione per sottolineare l'esigenza a suo avviso di mettere «rapidamente nell'agenda del Governo il tema delle pensioni». Per tre motivi, spiega: «il primo è che Cgil, Cisl e Uil hanno scritto al Premier Renzi e al ministro Poletti per chiedere un incontro per affrontare il tema della flessibilità insieme agli altri e numerosi problemi aperti (esodati, ricongiunzioni, precoci, usuranti). Il secondo motivo, è che in Commissione lavoro della Camera è incardinata e in discussione la proposta di legge sulla flessibilità insieme a quelle di tutti gli altri partiti: si dovrebbe arrivare a un testo unificato». Il terzo motivo è appunto l'approdo alla Camera della delega del Governo sul tema del sostegno alla povertà«. Il ddl approvato a fine gennaio dal Governo punta a una »razionalizzazione« delle varie misure assicurando però che le nuove regole varranno solo per le prestazioni richieste dopo l'entrata in vigore dei decreti attuativi mentre gli assegni in essere non saranno toccati.  Ma la contrarietà monta e alcuni parlamentari la uniscono alla querelle sulle Unioni civili. Per Maurizio Gasparri, senatore di FI, »la confusione cresce in Italia oltre livelli tollerabili. Mentre si pensa di regalare pensioni a coppie gay, stravolgendo principi fondamentali dello stato sociale, lo stesso Pd che vuole fare questa concessione attraverso il governo Renzi vuole tagliare le pensione dei vedovi eterosessuali. Siamo alla distorsione di ogni principio di giustizia sociale. Ci opporremo a questa vile aggressione. Noi tuteliamo i soggetti deboli e vedovi e vedove lo sono. È veramente vergognosa questa ultima sortita di Renzi«. Sullo stesso tono la posizione di Paola Binetti, deputata di Area Popolare: »ecco un altro punto da approfondire anche in funzione del dibattito sul ddl Cirinnà, a proposito di unioni civili. Se il governo vuole tagliare davvero le pensioni di reversibilità - conclude Binetti - ce lo dica con urgenza, prima che il ddl in questione si spinga più avanti«. A spingere per una modifica al provvedimento arriva infine la Spi Cgil: »dopo la nostra denuncia sulle pensioni di reversibilità si è acceso il dibattito politico. Ora poche chiacchiere. Quel disegno di legge va modificato«, scrive su Facebook il segretario generale Ivan Pedretti.

venerdì 8 maggio 2015

Bonus bebè, tutto pronto: da lunedì sarà possibile richiedere l'assegno

Tutto pronto per il bonus bebè. Da lunedì prossimo sarà possibile presentare le domande per poter fruire dell'assegno di natalità per ogni figlio nato o adottato tra il primo gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017.  



L'Inps con una circolare diffusa oggi fornisce tutte le istruzioni operative e tecniche per la disciplina di dettaglio di questa prestazione. La domanda può essere presentata da uno dei genitori che siano cittadini italiani o comunitari oppure cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. Ecco il bando sul sito dell'Inps.