venerdì 19 febbraio 2016

Migranti, l'Ue si affida alla Turchia Austria e Ungheria si chiudono, ira Berlino

Immigrazione e Brexit al centro del vertice Ue di Bruxelles. Pessimismo sulla questione di Londra, mentre per la crisi dei migranti l'Ue decide di affidarsi alla Turchia "per contenere i flussi", si legge nelle conclusioni. Scontro Renzi-Ungheria. Il premier: "Solidarietà o basta fondi". Intanto Budapest decide di chiudere 3 valichi con la Croazia. L'Austria annuncia restrizioni sugli ingressi. Berlino regisce: "No misure a discapito della Germania".

A marzo, come hanno svelato Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, e Angela Merkel, si terrà un nuovo vertice straordinario Ue-Turchia con la partecipazione di tutti i Ventotto e del premier turco, Ahmet Davutoglu. Respingimenti, passa la linea dura - Dalle conclusioni del vertice emerge come sia passata la linea dura dei "respingimenti alle frontiere esterne dei cittadini di Paesi terzi che non soddisfano le condizioni d'ingresso o che non hanno presentato domanda d'asilo sebbene ne abbiano avuto la possibilità". Il passaggio, nonostante le critiche di Berlino, che vi intravede un nulla osta all'Europa dei muri, è stato recepito nel documento finale. L'Ungheria chiude tre valichi con la Croazia - Per far fronte alla crisi migratoria l'Ungheria ha annunciato che da domenica chiuderà per trenta giorni i suoi tre passaggi di frontiera ferroviari con la Croazia. Nella disposizione firmata dal ministro dell'Interno Sandor Pinter, l'iniziativa è motivata con "l'interesse della sicurezza pubblica". I passaggi di frontiera interessati sono quelli di Murakeresztur-Kotoriba, Gyekenyes-Koprivnica e Magyarboly-Beli Manastir. L'Austria inaugura la stretta sugli ingressi - Via libera da Vienna alla stretta sugli ingressi dei migranti, oggetto di un duro scontro tra Austria-Ue al Consiglio europeo. Bruxelles ha infatti definito "illegali" le misure sui tetti giornalieri sull'accoglienza e sul transito dei richiedenti asilo. Il cancelliere austriaco Werner Faymann, malgrado le critiche, ha assicurato che il suo Paese sarebbe andato avanti nell'applicazione delle misure annunciate. Berlino minaccia "reazioni" alle misure nazionali - Immediata la reazione di Berlino: il ministro dell'Interno Thomas de Maizière ha ammonito i Paesi europei dall'adottare nell'emergenza profughi misure a scapito della Germania, minacciando "reazioni". "Nel caso in cui alcuni Paesi dovessero tentare di trasferire i problemi comuni unilateralmente e sulle spalle dei tedeschi lo troveremmo inaccettabile e sarebbe incassato da parte nostra alla lunga non senza conseguenze", ha dichiarato.
Renzi ai Paesi dell'Est: "Solidarietà o basta fondi" - "Cari amici - avrebbe detto Renzi nel corso della cena - basta con le prese in giro. Da un anno vi diciamo che questo problema riguarda tutti. Mettiamola così: la solidarietà non può essere solo nel prendere". E avrebbe lanciato una minaccia: "Inizia adesso la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere. Oppure smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo". Una sferzata sulla quale avrebbe raccolto il consenso di Francia e Germania. Ungheria: "Ricatto politico dall'Italia" - Dura la risposta ungherese a Renzi: la minaccia dell'Italia di tagliare i fondi Ue agli Stati membri dell'est è un "ricatto politico". A dirlo è stato il portavoce del governo dell'Ungheria, Zoltan Kovacs. Il quale ha ribadito la posizione che Budapest ha da tempo, cioè che a suo parere in Europa non c'è spazio per le quote di ricollocamenti per costringere gli Stati membri a farsi carico di un certo numero di rifugiati.

Juncker: "Immigrazione sia problema europeo e non nazionale" - "Abbiamo detto unanimamente - ha spiegato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker - che un approccio europeo alla crisi migratoria è necessario e che un approccio nazionale non è raccomandato. Ora ho speranza, dopo aver visto che tutti i Paesi membri hanno adottato questo approccio, che faremo progressi sulle decisioni già prese mesi fa. Tutti gli Stati membri hanno riconfermato il proprio impegno sui ricollocamenti".
Brexit, "passi indietro" - Tutt'altro che chiuso il capitolo Brexit, ossia l'ipotesi di un'uscita del Regno Unito dall'Ue. Il negoziato con il primo ministro David Cameron è "più difficile del previsto", e "tutti i punti del testo del possibile accordo restano ancora aperti". E' quanto fanno sapere fonti europee.